Un varesino al Quirinale: è uno dei 5 migliori ricercatori

Gabriele Baj da anni lavora all'Università di Trieste per fare ricerca sulla degenerazione delle cellule. Il suo lavoro è stato scelto tra quello di 50 scienziati da una commissione di altissimo livello, tra cui un premio Nobel

Non capita tutti i giorni di essere convocati al Quirinale. Vicino ai corazzieri, in un’atmosfera di grande ufficialità.

 Se poi, all’emozione dell’evento, aggiungi la scoperta di essere tra i 5 miglior giovani ricercatori nella ricerca sulle malattie neurodegenerative, lo shock rischia di bloccarti. È quello che ha vissuto Gabriele Baj, varesino doc, da anni impegnato nella ricerca  neuronale all’università di Trieste. ( nella foto è il secondo da destra)

Lo avevamo incontro anni fa, quando, era finito sulla copertina della rivista Telethon grazie allo studio che stava conducendo sulla Sindrome di Rett, malattia degenerativa che colpisce le bambine verso i 18 mesi.

Settimana scorsa, era nel salone delle feste del Quirinale per ritirare direttamente dalle mani del Presidente Giorgio Napolitano il premio e l’assegno di ricerca da 10.000 dollari: « È stata veramente un’esperienza incredibile – spiega Gabriele Baj – Eravamo oltre 50 giovani ricercatori e non avevamo idea di chi fossero i vincitori. Sentir pronunciare il mio nome è stato bellissimo. Un grande riconoscimento per quanto faccio ogni giorno nel laboratorio di ricerca sulle malattie neurodegenerative diretto dal prof Enrico Tongiorgi».

Un giusto riconoscimento alla passione e alla determinazione di questo ricercatore che ha ottenuto il dottorato nel 2007 e da allora vive grazie agli assegni che vengono rinnovati di anno in anno, senza alcuna certezza del futuro: « Indubbiamente è la passione che mi fa andare avanti ma anche vedere i risultati del nostro lavoro. A Roma ho assistito alla conferenza del prof. Luigi Naldini che ha dimostrato come le sue ricerche abbiano davvero cambiato le prospettive di vita di tanti bambini che, un tempo, non sarebbero sopravvissuti oltre i 5/6 anni. Queste sono le soddisfazioni che ti spingono a sopportare la precarietà della vita».

In questi anni, Gabriele Baj è stato anche all’estero, sempre grazie a fondi e assegni vinti: « Ho sperimentato sulla mia pelle che, al mondo, non esiste il “dream lab”, un luogo ideale dove lavorare. In ogni paese ci sono problemi e battaglie da affrontare. In Italia, probabilmente, abbiamo un po’ troppa burocrazia e una minor attenzione ai giovani».

Al Quirinale, il ricercatore varesino ha ritirato il Premio Internazionale "Bioeconomy Rome" 2014, riservato a giovani ricercatori che abbiano svolto ricerche innovative sulle malattie neurodegenerative e che abbiano prodotto risultati scientifici con un potenziale impatto socio-economico. Gabriele Baj concorreva per le esplorazioni innovative sull’utilizzo del Fattore Neurotrofico Derivante dal Cervello (acronimo inglese BDNF) come terapia per la Sindrome di Rett. Tra i fattori di merito valutati dalla giuria internazionale, che comprendeva il premio Nobel Tim Hunt, anche la presenza di brevetti nel curriculum dei candidati. Alla cerimonia erano intervenuti il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, il presidente dell’IRBM Science Park, Pietro Di Lorenzo e il Presidente del Consorzio ‘Collezione Nazionale di Composti Chimici e Centro Screening’ Enrico Garaci. 
 

« Il campo di indagine è quello dell’atrofia neuronale – spiega – si parla di un cambiamento delle cellule che diventano più piccole, lavorano di meno, hanno meno relazioni con le altre cellule. Ma non sono cellule morte, abbiamo la speranza che, trovando i farmaci giusti, possano tornare ad essere quelle di un tempo, con uguale capacità e interattività. Quando troveremo la risposta, avremo risolto molte degererazione che vanno da sindromi di diversa natura, alla schizofrenia, alla depressione, allo stress. La notizia cattiva è che le degenerazioni sono tante, quella buona è che sono reversibili».

E con questo obiettivo preciso Gabriele va avanti a studiare e sperimentare nel laboratorio di Trieste: « Questa città è davvero un unicum in Italia. È piccola ma con una grande attività di ricerca. Il rapporto tra cittadini e universitari è altissimo. E poi è una città aperta sull’Europa centrale, dove si respira un’aria mitteleuropea».

Il premio ricevuto al Quirinale è stata una vera boccata d’ossigeno: « La nostra valutazione si basa sui risultati conseguiti. E così i finanziamenti arrivano per ciò che riesci a produrre e dimostrare. Sono tasselli determinanti per costruirsi una carriera e arrivare ad avere quella tranquillità che farà di te un centro di aggregazione di nuovi cervelli. Il mio futuro lo vedo in Italia o all’estero: io sono il risultato della scuola pubblica italiana. Il mio paese ha investito su di me in formazione di alta qualità. Ma il problema non è che io me ne vada: il problema è che non arrivi alcuno straniero a sostituirmi per aumentare l’apertura culturale».

Quando ha sentito pronunciare il suo nome, nella cornice del Salone delle feste al Quirinale, Gabriele Baj ha pensato alla sua famiglia: « Il premio lo dedico a loro. Perché la tranquillità di avere alle spalle quella famiglia, mi permette di inseguire i miei sogni. E poi, nelle mie vene scorre il sangue di un ex carabiniere: quel nonno che non ho mai conosciuto deve essermi stato al fianco mentre passavo vicino ai corazzieri, l’emozione è stata grande». 

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Pubblicato il 19 Novembre 2014
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