Il dente di cane

Nuova puntata rubrica naturalistica promossa e curata dal nostro lettore Teresio Colombo con lo scopo di aumentare la conoscenza delle bellezze naturali del Parco del Campo dei Fiori

natura al campo dei fiori

Questo fiore, abbastanza raro ma presente nel parco in almeno due stazioni: una sulle pendici del Chiusarella di cui parleremo oggi e l’altra nei prati attorno alla cascina Caddè di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente ma senza dubbio è di maggior rilevanza la stazione compresa fra valle Olona e cascina Mentasti. Saliamo le pendici del Chiusarella partendo dalle case della via Mulinetto, attraversiamo il ponticello sull’Olona e affrontiamo la salita, asfaltata per i primi 200 m. Il terreno è poco stabile ma a monte è trattenuto da arbusti, la vegetazione non ha grande interesse salvo la presenza, in verità di poche piante di cucubalo (Cucubalus baccifer),poco lontano troviamo una pianta utilizzata, sino a pochi anni fa, come arbusto per formare siepi non molto alte e di facile cura si tratta di piantine di Eleagno (Elaeagnus pungens) il cui frutto giunge a maturazione sul finire dell’inverno; poco più avanti vediamo aprirsi un bel fiore bianco: è un anemone (Anemone nemorosa) fiore comune in tutta la provincia con i nomi più disparati da fiore del diavolo a Silvia la pianta è stata utilizzata come rimedio contro la tigna, una infezione del cuoio capelluto.

Come tutti gli anemoni è pianta leggermente tossica. Finalmente incontriamo alcuni esemplari di dente di cane (Erythronium denscanis), il nome volgare di questo fiore deriva dalla forma del bulbo, le foglie appuntite e con macchie di verde chiaro su fondo scuro di verde con sovrapposto il rosso, i petali di un viola carico che a fioritura completata si rivoltano per i due terzi all’indietro evidenziando gli stami e lo stilo. Poco più avanti incontriamo qualche esemplare di polmonaria maggiore (Pulmonaria officinalis) che subito riconosciamo perché presenta fiori di due colori: rosa quelli aperti più recentemente, violacei quasi blu quelli di qualche giorno, le foglie larghe, di colore verde scuro, con chiazze biancastre,  gli infusi di foglie sono stati utilizzati come emollienti.

Di questa pianta, della famiglia delle  borragineae, ne esistono diverse specie nel parco generalmente distinguibili dalla dimensione della foglia, particolarmente bella la polmonaria sudalpina (Pulmonaria australis), rarissima nel Parco, ma presente con una certa abbondanza sul Minisfreddo. Arriviamo così ad un bivio, la strada principale svolta a sinistra mentre diritto si prosegue per un sentiero; prendiamo a sinistra perché così si esce dal bosco e ci ritroviamo una bellissimo complesso di costruzioni che sono state la ex  cascina Radaelli, che ristrutturata è attualmente una sede del Gulliver, proseguiamo sulla sinistra e ci troveremo un bel prato che dobbiamo ricordare essere stato il rifugio dei Cacciatori delle Alpi per qualche notte della fine di maggio del 1859 dopo le vittorie ottenute a Biumo il 26 e a  San Fermo sopra Como il 28 (purtroppo entrambe le battaglie hanno visto morire , fra gli altri, il più giovane dei 3 fratelli  Enrico Cairoli ed il garibaldino, reduce dall’intervento del  48 Carlo de Cristoforis).

Torniamo alla nostra uscita: proseguiamo , stando sulla sinistra, il giro attorno al prato, vedendo arbusti con infiorescenza argentea che ci attrae, si tratta di salici delle capre (Salix caprae) e quelli che ci attraggono sono i loro fiori costituiti da tanti stami e nessun petalo. Sempre ai bordi del bosco  spunta un fiorellino rosa, è una falsa ortica purpurea (Lamium purpureum) che ha poca parentela con l’ortica salvo il fatto che entrambe siano dei vegetali. La costruzione che si trova davanti a noi è del tutto nuova per quanto riguarda i locali mentre il muro di recinzione è quello dell’antica cascina La Tagliata con una piccola risorgiva esterna che, normalmente, è sufficiente a riempire la pozza d’acqua dove le rane depongono le uova e i tritoni vengono a riprodursi. Da qui sono possibili diverse soluzioni: proseguire sul sentiero che porta a nord che ci porta fino ai ruderi della cascina Garibaldi, nome dovuto al fato che Garibaldi avesse dormito in quella cascina il 31 maggio, e da qui proseguire per la Rasa o per  la cascina Ravetta, altra possibilità è quella di scendere al sentiero sottostante e passare alla zona delle risorgive e da qui attraverso un facile sentiero raggiungere le strada militare .

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Pubblicato il 04 Marzo 2015
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