La rete antifascista: “A Busto corteo ridotto al minimo e in ritardo”
La lettera della rete antifascista cittadina che critica le celebrazioni del 70esimo anniversario della Liberazione organizzate dall'amministrazione
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Area Comunista – Antifascisti sempre in merito alla celebrazione del 25 Aprile, festa della Liberazione, a Busto Arsizio.
Capiamo che questo governo cittadino, che contiene nella propria maggioranza un consigliere che si definisce fascio-zen e il primo che propose la risoluzione alla questione immigrazione dal nord Africa mediante il “tiro al barcone”, fatichi ad assumere il 25 Aprile in tutta la sua complessità così ben rappresentata, a nostro modo di vedere, dall’oceanico corteo milanese.
Capiamo, inoltre, che una concezione del potere autoreferenziale concentri proprio il 25 Aprile nel solo spazio della sala consiliare comunale il momento di ricordo e riflessione, col rischio di rendere racconti ed impegno, rappresentazione ‘per alcuni ma non per tutti’, il che ci pare anche non in linea a ciò che la Costituzione ci dice circa il senso e la pratica della cultura partecipata per la democrazia.
Ma, soprattutto la lotta antifascista ci consegna alcuni, chiamiamoli, sentimenti o principi necessari per discostarsi da un tempo oscuro e al contempo per edificare quel mondo migliore sognato-desiderato da chi imbracciò le armi in montagna, in pianura e in città.
Uno di questi sentimenti o principi è il rispetto di cui i fascisti di ieri, fin dalle squadracce del 1919, e di oggi, quelli degli assalti contro chiunque non corrisponda al proprio cliché, hanno sempre difettato. Detto tutto ciò per noi non è indice di rispetto trattare il corteo del 25 Aprile come abbiamo visto fare in questa occasione, mettendolo in programma, unica in città in provincia, all’ora di pranzo e a ridosso delle partenze per
il corteo di Milano.
Pratica diffusa fra molti antifascisti è quella di partecipare alle celebrazioni locali del mattino e recarsi nella città capitale della Liberazione nel pomeriggio; forse a chi non è ‘abituato/appassionato’ questo dato sfugge, ma averla presente è una forma di rispetto.
Non è indice di rispetto lasciare sotto la pioggia donne, uomini, bambine e bambini, insomma cittadine e cittadini, che aspettavano il corteo senza comunicare loro nulla. Il corteo del 25 Aprile, ricordo dei cortei di libertà di quel tempo, è occasione di riportare per strada la Storia,
non è l’anticamera di un ufficio comunale, dove comunque ritardi di un ora sul programmato non si verificano.
Invece in questo 25 Aprile 2015 bustese ciò è accaduto!
Il corteo è stato ormai ridotto a “ce famo du’ passi”, ma proprio due (dal Palazzo Comunale dritti a Piazza Trento, anche a camminare piano è già finito!), con il silenzio, non quello della tromba militaresca,ma delle istituzioni di fronte al Monumento alla Resistenza e al Monumento ai Caduti. Non una parola per i morti, ma anche per i presenti che hanno atteso quel momento.
La memoria è anche esercizio che non si dispiega accorciando e ritardando un corteo.Quanti pensieri e incontri nascono nel procedere fianco a fianco? Quanti ricordi e parole si ritrovano? Per quanta forma sia stata messa in campo per questo 70°, per noi la sostanza è questa:
la percezione di un grave ed eloquente deficit di rispetto.
Il 25 Aprile è una sorta di Natale, dono e sacrificio, della Resistenza, per chi la vive. E chi crede in quel sacrificio sa anche che il 25 Aprile è uno dei 365 giorni dell’anno che quotidianamente ci chiamano all’impegno civile, democratico, antifascista.
E allora invitiamo chi è stato lì per un’ora e passa e anche a chi se ne è andato via a riprendersi giorno per giorno il rispetto di quel tratto di strada fatta insieme e farne ancora e ancora. Noi ci siamo, ci siamo sempre stati e sempre ci saremo!
Ora e sempre Resistenza.
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