Il proprietario del bar chiuso: “Non vendiamo alcol ai minori”
Luca Labanca è il proprietario del "Cafè 900", il locale che si è visto sospendere la licenza dal questore per le intemperanze di alcuni clienti: "In questo modo si colpiscono le attività e non chi sbaglia"
Luca Labanca ha 31 anni ed è il gestore del “Cafè 900” di via Montebello, finito al centro della cronaca bustocca per la decisione del Questore di Varese che ha sospeso la licenza per 15 giorni. I motivi della chiusura – dice – li ha appresi dagli organi di stampa: «Sapevo della chiusura e infatti il locale è chiuso ma sono stupito dal fatto che devo leggere sui girnali ciò che sarebbe accaduto davanti al mio locale. Fatti dei quali non sappiamo ancora l’esito delle indagini».
In particolare il gestore si riferisce alla vendita di bevande alcoliche ai minorenni: «Stiamo sempre attenti a non vendere alcol ai minori, spesso chiediamo i documenti e spesso i ragazzi dicono di non averli – racconta – può anche capitare che qualche ragazzo maggiorenne acquisti alcol anche per i minori che stanno all’esterno del locale». Labanca sostiene che «non è pensabile controllare tutti quando ci sono 200 persone nel locale» e che «qualcuno, sapendo che non diamo alcol ai minori, se lo porti da casa e infatti abbiamo trovato diverse volte bottiglie di alcolici nel tratto di strada di fronte al bar».
Da parte loro i proprietari precisano che «nessuno esce dal locale con contenitori di vetro, diamo a tutti i bicchieri di plastica e non possiamo essere considerati responsabili anche del ghiaccio che c’è nel bicchiere» – dicono riferendosi al presunto lancio di un cubetto che avrebbe colpito l’occhio di un agente. Insomma Labanca sostiene che «non sia corretto far ricadere la responsabilità di qualsiasi cosa accada all’esterno del locale, sul proprietario. A pagare, alla fine, siamo solo noi mentre i veri responsabili la passano liscia e non sono, sicuramente, clienti del nostro bar».
L’ultima stoccata di Labanca è rivolta alla città: «L’amministrazione organizza eventi per far vivere la città anche alla sera come i giovedì con i negozi aperti – racconta – poi succede che la gente arriva e sta in giro fino a tardi. Se ai bustocchi questo non piace allora è inutile organizzare eventi, chiudiamo tutti alle 20 e spegniamo le luci».
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