Due dipinti di Furini e Dorigny, il meglio di Canesso tra Sei e Settecento
La nuova stagione espositiva della filiale luganese della Galleria Canesso di Parigi apre all'insegna della femminilità
Ha riaperto riaperto martedì 8 settembre la stagione espositiva della filiale luganese della Galleria Canesso di Parigi, guidata dalla tanto giovane quanto competente direttrice Chiara Naldi.
La nuova mostra è dedicata al tema di Venere e più in generale della femminilità rappresentata dalla pittura antica. Il napoletano Andrea De Lione (1610-1685), il fiorentino Francesco Furini (1603-1646), il franco-italiano Louis Dorigny (1654-1742), il veneziano Bernardo Licinio (1490-1550) ed il trevigiano Paris Bordon (1500-1571) sono gli artisti in vista.
L’esposizione è innestata perfettamente nel ciclo “Sentire l’arte”, voluto appositamente per favorire una percezione dell’opera che si estenda dalla vista agli altri sensi. Per questa ragione sono presenti in sala dei tessuti e, volendo, è possibile accompagnare l’osservazione con il ‘tocco’ di questi ultimi, il che può richiamare alla mente ciò che si vede.
L’opera più prestigiosa tra quelle mostrate, per l’antica provenienza dalla collezione di Carolina Murat, quando il dipinto era attribuito al contemporaneo Tiziano Vecellio, è forse la “Giovane donna con il suo spasimante” di Licinio, che rappresenta una scena di corteggiamento tra passione maschile e malizia femminile.
Meraviglioso è però il lavoro di Dorigny, artista nipote di quel Simon Vouet che fu primo pittore alla corte francese e che è ben conosciuto da Canesso. Dorigny giunse giovanissimo a Roma, dove apprese la lezione barocca, per poi spostarsi in Umbria, nelle Marche ed infine a Venezia: qui si perfezionò ed affrescò nel 1681, anche se l’opera è perduta, il soffitto della Chiesa di San Silvestro. La mano di Dorigny ha poi lasciato tracce nel salone di Palazzo Conti a Padova, a Palazzo Leoni Montanari a Vicenza, al Palazzo del Principe Eugenio di Savoia a Vienna e nel Duomo di Udine; diversi lavori infine a Verona, sua città adottiva a partire dall’ultimo decennio del Seicento e sino alla morte.
A Lugano in questi giorni è esposta la sua tela di “Pan e Siringa”, splendido lavoro illustrante una scena delle Metamorfosi di Ovidio che ben rappresenta la teatralità pittorica e la luce tipica dello stile barocco.
Sulla parete opposta fa bella mostra di sé Furini, con la notevole scena biblica di “Sansone e Dalila”, artista questo giustamente definito dalla pittura “vaporosa e delicata”. Tra i massimi esponenti del Barocco fiorentino, Furini ha avuto l’onore di una mostra monografica al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti all’inizio del 2008. Poeta, pittore allievo di Allori, Passignano e Bilivert, sacerdote a partire dal 1633, ad un certo punto del suo percorso artistico scelse definitivamente la pittura dei soli soggetti sacri. C’è da scommettere che in nessun museo del mondo sfigurerebbe la sua tela oggi esposta in Piazza Riforma.
In ogni caso, fino al 7 novembre, per la visione delle opere la timidezza non è opportuna: l’ingresso alla Galleria Canesso è libero, gradito ed assistito da una grande competenza, anche per i semplici curiosi. E’ anche disponibile un opuscolo gratuito e illustrato, con un intervento della direttrice che descrive le opere e gli autori odierni.
Galleria Canesso
Piazza Riforma (angolo Municipio)
6900 – Lugano
www.galleriacanesso.ch
Tel: 091 682 8980
Orari: dal Lunedì al Venerdì dalle 10 alle 18, Sabato dalle 10 alle 17
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