Il Teatro delle Arti omaggia Giorgio Albertazzi
Le Arti si ripropongono per l’autunno, all’inizio della prossima Stagione, di offrire un omaggio alla sua memoria attraverso una mostra fotografica su queste tre interpretazioni
Tre volte Giorgio Albertazzi ha calcato la scena del Teatro delle Arti: tre interpretazioni che rimangono nella storia del Teatro quale esempio massimo di come la parola recitata raggiunga l’animo dello spettatore e lo porti ad una riflessione sul proprio essere uomo.
Nella stagione 1976-77, in “Uomo e sottosuolo” attinge a piene mani a Dostroevskij e rivela tutta l’incredulità, l’impotenza, a tratti la disperazione, dell’uomo del novecento. Eppure ne emerge un valore altissimo: la libertà, la curiosità di cercarsi e di sapere.
Nell’occasione Albertazzi riconosce alle Arti il merito di aver rivelato, nel programma di sala, il senso della sua operazione rimasto oscuro alla quasi totalità dei critici.
Stagione 1981-82. Albertazzi è “Enrico IV” di Pirandello e fa dell’imperatore di Germania un monumento di follia e verità, in un seguito di emozioni da mozzafiato e in una scena completamente spoglia.
Stagione 1984-85. “Memorie di Adriano”. Indimenticabile. La figura di Albertazzi, coperta di un saio bianco, in piedi, immobile per gran parte della serata, fa protagonista assoluta la sua voce che incanta e che rivela la ricchezza di una vita.
Le Arti si ripropongono per l’autunno, all’inizio della prossima Stagione, di offrire un omaggio alla sua memoria attraverso una mostra fotografica su queste tre interpretazioni.
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