Inceneritore, scricchiola il piano per chiudere nel 2017
In una nota la giunta di Legnano conferma: "Timori più che fondati che smentiscono ipotesi di chiusura sbandierati senza adeguate verifiche"
La situazione di Accam si fa sempre più intricata. Il futuro dell’inceneritore resta incerto, così come è incerta la data di chiusura, ormai non più così scontata per il 31 dicembre 2017. Pesano le dimissioni di Emilio Cremona, pesa la mancanza di quel piano industriale che possa rendere sostenibile l’operazione, pesano le elezioni a Busto e gli scricchiolii di alcuni candidati sindaco che vogliono vederci chiaro se verranno eletti senza contare la mancanza di un sito alternativo a Borsano per la realizzazione della fabbrica dei materiali. In tutto questo c’è la posizione di Legnano, che vi riportiamo di seguito, che in una nota torna a sottolineare la mancanza di una strategia vera per attuare il piano votato qualche mese fa dall’assemblea dei soci.
Alcuni organi d’informazione locali riprendono oggi notizie riguardanti il futuro di Accam e preannunciano l’ipotesi che l’annunciata chiusura dell’impianto di Borsano possa slittare ben oltre il 31 dicembre 2017. Un rinvio dovuto agli esorbitanti costi di tale operazione che rischierebbe di portare al fallimento la società.
A tale proposito si ricorda che il 23 febbraio 2015 il Consiglio comunale di Legnano votò all’unanimità un atto di indirizzo relativo al futuro dell’impianto nel quale si deliberava di “richiedere all’assemblea di Accam di avviare con la massima urgenza un percorso di verifica finalizzato alla prefigurazione degli effetti che la chiusura dell’impianto potrà generare, sin dal 2015, sulla azienda Accam e sui bilanci dei comuni soci”.
E ancora. Di chiedere che lo smantellamento delle attuali linee di incenerimento con l’aggiunta di un impianto di selezione rifiuti, cioè la cosiddetta “fabbrica dei materiali”, e dell’impianto di compostaggio “possa essere oggetto da parte di Accam di specifico approfondimento tecnico-economico, finanziario-patrimoniale e lavorativo al fine di verificare nel dettaglio la sua effettiva praticabilità”.
A più di un anno di distanza da tale delibera, spiace dover constatare come i timori di allora si rivelino oggi più che fondati e smentiscano ipotesi di chiusura forse sbandierati senza adeguate verifiche.
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