Fascismo, ciò che è stato, ciò che ha lasciato
L'opinione di un lettore in merito al Ventennio: «le cui distruzioni non superano i danni della guerra sociale in atto causata dai regimi e dal “benessere”»
Sabato 16 luglio , presso l’area feste della Schiranna dove normalmente si svolge il Festival democratico dell’Unità, si terrà un dibattito sul fascismo che probabilmente sarà un monologo di pareri univoci in considerazione del titolo con cui si presenta l’incontro : “Il Fascismo non è un’opinione come le altre, è un crimine”
Il titolo esclude la partecipazione di molti che prevedono in precedenza la prevaricazione di opinionisti che chiedono l’abolizione della cittadinanza a Mussolini, l’abbattimento della Torre Littoria o che continuano a voler vedere solo l’aspetto negativo di un ventennio che, almeno secondo me, ha avuto anche validi aspetti educativi e formativi che hanno consentito, alla generazione dei miei genitori, di ricostruire fisicamente e moralmente la nazione.
La foto, scattata il 4 ottobre 1960 all’oratorio di Masnago, mostra circa 120 ragazzi, tra i 6 e i 16 anni, che appaiono con un aspetto molto più decoroso rispetto alla gioventù degli anni duemila.
Molti di costoro oggi sono in pensione, qualcuno ci ha già lasciato, ma tutti hanno avuto inculcato nella loro testa il concetto dei diritti e dei doveri per poter convivere nella società.
Era una società che offriva posti di lavoro ad ogni livello in corrispondenza di indirizzi scolastici molto chiari dopo la scuola d’obbligo: scuole industriali, commerciali, magistrali e liceali.
Confidare nel valido aiuto di un titolo di studio per migliorare la propria posizione, ha costretto molti a lavorare di giorno per poter frequentare le scuole serali.
I ragazzi, durante le vacanze scolastiche, potevano imparare un mestiere e raggranellare qualche soldo andando a bottega di artigiani o commercianti senza quelle assurde normative di oggi che impediscono addirittura a mogli o figli di collaborare nell’attività dei propri familiari e che in molte occasioni hanno portato alla estinzione di negozi e attività storiche.
L’esportazione odierna di un capitale umano costituito dalle migliaia di giovani usciti dalle nostre università, non prevede l’invio di quegli atti giudiziari diretti a studenti che cercano di mantenersi agli studi senza dover dichiarare i risibili importi guadagnati.
Forse sarebbe ora di guardare anche gli aspetti positivi di un ventennio che ha avuto il grandissimo torto di portarci ad una guerra mondiale le cui distruzioni non superano i danni della guerra sociale in atto causata dai regimi e dal “benessere”dei nostri tempi.
E’ una delle tante opinioni in merito al fascismo che è possibile ascoltare su qualche panchina dei giardini, sostando ad una fermata del bus, nelle sale d’attesa di ambulatori ed anche in quelle file di richiedenti cibo per poter sopravvivere.
De Maria Domenico
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Solo una nota, Sig. De Maria: nel 1960, anno in cui è stata scattata la fotografia che dovrebbe sostenere le sue elucubrazioni, l’Italia aveva espulso il fascismo da 14 anni -al costo di una guerra mondiale e di una guerra civile- ed era in boom economico: da cosa dovremmo inferire i prodigi di un “ventennio con dimenticati aspetti positivi”? Il regime di tutele del lavoro in generale (e quello minorile in particolare), sempre nel 1960, era praticamente inesistente rispetto a quello previsto oggi (che mi pare conosca solo per sentito dire), sintetizzabile in: ti ammalavi/facevi male? fatti tuoi (e non parliamo di gravi infortuni sul lavoro!).
Ultima considerazione sulla cittadinanza a Mussolini: si può revocare, non cancellare: c’è una certa differenza e risiede tutta nel giudizio storico sul dittatore e sulla scellerata ideologia che lo rese famigerato.