La carlina comune alla Rasa

L'escursione naturalistica proposta dal nostro lettore Teresio Colombo

carlina comune

LA CARLINA COMUNE
Il giorno 3/10, con sole splendente decido di andare a fare un giro di un paio d’ore alla Rasa di Varese, per verificare cosa ci sia di vegetazione per scrivere il prossimo articolo, posteggio nella piazzetta davanti alla Chiesa e mi incammino per la zona dei prati.

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Arrivato mi accorgo che sono stati tutti tagliati per il fieno settembrino e le piante tutte intono sono ricche d foglie e sono pochi i frutti che appaiono, a questo punto decido che possa valere la pena di fare un giro a mezza costa che forse potrebbe fornire qualcosa di maggior interesse. I bovini sono al pascolo come si può notare dalla delimitazione delle aree di pascolo con i nastri giallo-rossi portatori di corrente a bassa tensione dotati di maniglie e relativi isolanti sui passaggi di sentiero, passata la prima maniglia imbocco il sentiero che conduce direttamente a Pian Val Dés , percorsi una cinquantina sulla destra compare un piccolo prato tutto in ripida salita alla base ancora sul ciglio del sentiero vedo una carlina tardiva ma con i tubuli centrali non ancora maturi, alzo lo sguardo un attimo e vedo sul costone una carlina con cinque fiori aperti. Il gambo di un bel verde ma la pianta è stata calpestata e non rimane eretta senza alcun sostegno, guardo più in alto e vedo 2 cespugli di Carlina comune (Carlina vulgaris) (1) i petali bianchi, che in realtà sono delle brattee cartilaginee, sono belli diritti ed è un segnale di bel tempo stabile, viceversa se il tempo fosse instabile queste brattee si richiuderebbero sui tubuli, è questo il motivo per cui erano ricercate queste asteracee e messi all’ingresso dei capanni contenenti gli attrezzi per la lavorazione nei campi. Invece di salire ulteriormente cerco una traccia alla sinistra del sentiero, individuatala, la percorro con facilità, anche perché dopo una ventina di metri la traccia diventa un sentiero vero e proprio delimitato dal filo con corrente, è propri prima di arrivare al sentiero che vedo un fungo Boleto bovino (Boletus bovinus) (2), un fungo edule ma non ricercato, supero una delle tante risorgive della base del Chiusarella scavalco il torrente che scende da un’altra risorgiva e finalmente vado in un prato ove stanno pascolando alcuni bovini, ne fotografo uno (3), che ritengo un vitello, non più da latte, ma non ancora animale da lavoro, mantenendomi ad una distanza di sicurezza poiché è particolarmente attratto dalla macchina fotografica, vado su di un riva per cogliere il paesaggio del Sacro Monte e del Campo dei Fiori che fanno da sfondo ai prati alti della Rasa (4); a questo punto abbandono il prato e passando da un sentiero da cui chi era passato prima di me aveva lasciato staccata la maniglia, forse ritenendo che la corrente non ci fosse non vedendo intorno gli accumulatori devo dire di avere pensato la stessa cosa ma di aver provveduto ad agganciare la maniglia impedendo in questo modo al giovane vitello di inoltrarsi sul sentiero. Appena giunto nel nuovo bosco vedo le bacche pressoché mature del Ligustro comune (Ligustrum vulgare) (5), le bacche di questa oleacea cono leggermente tossiche, le foglie tendono a permaner per tutta la stagione invernale ma comunque ricadono nei primi giorni di primavera; uscito dal bosco scambio qualche parola con una persona che ha preparato il terreno per coltivare l’orto e che mi raccomanda di non girare solo per i boschi perché c’è sempre il rischio di scivolare e non essere in condizioni di chiamare aiuto. Ringrazio del consiglio e continuo il mio percorso, vedo un Caprifoglio giapponese (Lonicera japonica) (6) in piena fioritura quasi fossimo al mese di giugno; arrivo così sulla strada asfaltata e sul muretto di reinzione di un terreno vedo un bel ciuffo di felci si tratta di 2 Aspleni: tricomane e ruta muraria (7) cresciuti assieme, subito dopo una bella vecchia siepe di Eleagno (Eleagnus pungens)  (8) in piena fioritura e pertanto presa di mira da tutti gli imenotteri ancora vitali malgrado l’abbassamento della temperatura; mi accorgo che anche l’Acetosella dei campi (Oxalis corniculata) (9) ha aperto i suoi bei fiori gialli, mi ricordo che da alunno di scuola elementare costituiva il divertimento il masticare le sue foglie acidule nel tratto di oltre 2 km che distava la scuola. A questo punto percorro la stradina dietro la Chiesa, incrocio la strada dove si affaccia la scuola materna e quindi ritorno alla macchina.
Il g. 4/10 faccio un breve giro al Poggio, soprattutto per prendere una boccata d’aria nelle prime ore del pomeriggio, lasciato il parcheggio mi dirigo direttamente alla Cascina Zambella dove sono già cadute le prime castagne, io ho il cappello per difendermi da eventuali cadute di castagne sulla testa precauzione del tutto inutile infatti sono caduti più di 4 ricci in ca. trenta minuti che ho sostato nei pressi della cascina, le castagne che vedo sono mature e pronte a cadere entro pochi giorni, finalmente trovo un riccio contenente un Castagna (10) matura, devo dire che il numero di persone che cercano castagne è molto aumentato rispetto a quando ero giovane, allora la raccolta era un gioco dei giovani abitanti in zone limitrofe ai castagneti, oggi si vedono giovani donne  con bambini che arrivano in auto alle soglie del bosco a far giocare i bimbi ricercando le castagne così come procedono coppie di pensionati. Fortunatamente la ricerca è monoculturale e mi lascia la massima libertà per fotografare altri frutti come ad esempio quelli del Nespolo comune (Mespilus germanica) (11), che non sono ancora mature, perché la buccia ha ancora delle tracce di verde, ma alle prime nebbie conviene coglierle e metterle nella paglia per non più di una quindicina di giorni per completare la maturazione. Indirizziamo l’obbiettivo sulle foglie le prime che mi capitano a tiro sono quelle del Carpino nero (Ostrya carpinifolia) (12) che presentano una doppia dentatura sul bordo, una asimmetria variabile per i lembi della foglia in qualche caso simile a quella dell’olmo; la foglia del Nocciolo comune (13) a forma tondeggiante, anch’essa con doppia ed irregolare dentatura sul bordo una forma più simmetrica della precedente ed infine quella del Castagno comune (14) lanceolata, bordo con dentatura regolare piuttosto rada, foglie  con simmetria molto alta.

Teresio Colombo

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Pubblicato il 11 Ottobre 2016
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