Maynor e Johnson, che delusioni
I due esterni americani tradiscono Varese. Anosike é il migliore, fino a quando regge
JOHNSON 4 – A che serve un tiratore che se ne sta a 10 metri dal canestro, senza quasi mai prendersi un’iniziativa? Ha mani che lasciano ben sperare dal punto di vista realizzativo ma dopo l’impalpabile primo tempo contro Venezia arriva questa prova senza alcun nerbo a Cremona. Non siamo già al processo sommario, ci mancherebbe, però la partita del PalaRadi fa aumentare – e di molto – i dubbi su di lui.
ANOSIKE 6,5 (IL MIGLIORE) – Stavolta non ha colpe: Harris è un lungo ma non un vero pivot e non è spesso di competenza di OD, che fa bene il suo lavoro (20 rimbalzi) e prova a incidere laddove spesso ha più difficoltà, cioé in attacco (13 punti). E’ l’ultimo ad arrendersi, anche se il suo crollo finale incide su tutta la squadra.
MAYNOR 4 (IL PEGGIORE) – Così no: fa numerosi passi indietro, torna al Maynor di inizio campionato, quello cha abbiamo giustificato per via della lunga attesa. Si perde in palleggi anche quando riesce a crearsi un vantaggio, non incide quasi mai in attacco, ha la faccia e il corpo del ciclista in bambola sui tornanti. E Cremona non è certo un Mortirolo…
AVRAMOVIC 5,5 – Dà una scossa al primo giro sul campo ma non riesce a trovare continuità. Forse avrebbe bisogno di più minuti, ma Caja a sua volta necessita di rotazioni più corte e lo sacrifica.
PELLE 4,5 – Passi avanti un giorno, balzi all’indietro quello dopo. Stavolta Caja ha ragione a legarlo alla panchina perché riesce
BULLERI 6 – Non sarà impeccabile, però è anche quello che quando è in campo mostra il sentiero ai compagni, anche a quelli celebrati che però sono in campo con gli occhi da mucca. Avercene, come il Bullo.
CAVALIERO 5,5 – In una difesa che fatica a tenere gli ultimi in classifica, prende una nota di merito perché mette la museruola a Mian che era stato ottimo in avvio. La sua prova però si ferma a quello: troppo poco per ottener gli applausi (e la sufficienza).
KANGUR 4,5 – La spiegazione che proviamo a darci é che con uno sgobbone da palestra come Caja il suo fisico fatichi a rispondere. Però fa male vederlo così in difficoltà nel rincorrere i lunghi altrui.
FERRERO 6 – Tra le urla di Caja che risuonano in spogliatoio c’è anche quella per Ferrero, indicato però come esempio positivo tra tanti “da cacciare in Cina”. Giancarlo ci prova e qualche volta colpisce pur evidenziando limiti strutturali (il tiro da fuori) che non gli permettono di innalzarsi più di così.
EYENGA 5,5 – Partita, la sua, a cavallo della sufficienza e per lunghi tratti anche sopra. Stringi stringi però, la sua prova non basta anche se – per carità – non è certo tra i colpevoli in questa occasione.
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