Non era suicidio, due indagati per la morte di un 48enne
Il corpo di Maurizio Capizzi era stato trovato senza vita su una panchina vicino al cimitero di Garbatola. Dall'autopsia è emerso che era stato ucciso da un proiettile. I sospetti sulla compagna e l'amico di lei
Quello che inizialmente era sembrato un suicidio, in realtà, non lo era. Maurizio Capizzi, 48 anni di Bronte ma residente nel legnanese, è stato ucciso con un colpo di pistola e per il suo omicidio sono indagati la compagna Elena Re e l’amico di lei Flavio Sermani, entrambi 48enni come la vittima, che è stato anche arrestato per droga (foto di repertorio).
La donna, nella cui disponibilità è stata trovata una pistola di piccolo calibro (come il proiettile che ha perforato il torace della vittima, ndr) ed è indagata a piede libero mentre il conoscente è stato arrestato per possesso di droga ai fini di spaccio.
I carabinieri di Legnano, infatti, si sono recati ieri (mercoledì) a casa di Sermani per notificargli l’avviso di garanzia per l’indagine sulla morte di Capizzi e , nel corso della perquisizione domiciliare, hanno trovato 300 grammi di cocaina che teneva nascosta in vari luoghi dell’abitazione.
La Procura di Milano (l’indagine è condotta dal sostituto procuratore Roberta Colangelo, vecchia conoscenza della Procura di Busto Arsizio, ndr) sta ricostruendo la dinamica dei fatti e i rapporti esistenti tra Elene Re, Flavio Sermani e la vittima.
Dalla conclusione degli accertamenti autoptici arriveranno ulteriori elementi per capire qualcosa di più su questa strana morte. Il corpo di Capizzi era stato trovato il 31 dicembre, disteso senza vita su una panchina del cimitero di Garbatola, una frazione di Nerviano.
In tasca era stato trovato un bigliettino dal quale gli inquirenti avevano desunto il gesto volontario, l’ipotesi iniziale era che si fosse suicidato con un mix di barbiturici, ma da una più attenta analisi sul corpo da parte del medico legale, era emerso il foro di entrata. Dall’autopsia, effettuata ieri, la conferma del proiettile calibro 22 che gli ha bucato il polmone.
Gli inquirenti hanno svolto i primi accertamenti non appena l’ipotesi che l’uomo fosse morto per un colpo di pistola e un’arma, che potrebbe essere compatibile con quella usata su Capizzi, era stata trovata nella disponibilità della convivente Elena Re, regolarmente detenuta e sulla quale sono già in corso accertamenti.
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