Le imprese “coesive” sono le più competitive
Non solo performance sociali. A crescere di più sui mercati sono oggi quelle aziende che creano rapporti con la comunità, collaborano con il terzo settore, coinvolgono i consumatori e valorizzano le risorse umane. La presentazione a Gallarate dei risultati della ricerca della Fondazione Symbola
«C’è un’Italia che resiste e sa essere innovativa, creativa, solidale, collaborativa, vocata alla qualità e alla bellezza. In poche parole resiliente, giusta e competitiva» così Domenico Sturabotti, direttore di Fondazione Symbola sintetizza l’ultimo rapporto dal titolo “Coesione è Competizione – Le nuove geografie della produzione del valore in Italia”, svolto insieme a Unioncamere. Quelli che emergono dalla ricerca sono dei punti forza del made in Italy che non hanno a che fare solo con la sfera dei valori, bensì di conti che tornano o che si apprestano a tornare.
«Nonostante la ripresa fatichi a decollare il fatturato del 2015 aumenta nel 47% delle imprese cosiddette coesive, attente a sostenibilità, diritti e rapporti con le comunità mentre questo avviene solo nel 38% delle altre. L’occupazione cresce nel 10% delle imprese coesive, contro il 6% delle non coesive. Idem per le esportazioni: le imprese coesive hanno ordinativi esteri in aumento nel 50% dei casi, a fronte del 39% delle non coesive, e sono maggiormente presenti sui mercati internazionali. Inoltre, i territori dove c’è più integrazione ed è più capillare la presenza del volontariato, sono più resilienti e ci si vive meglio: il PIL pro capite è maggiore, crescono le imprese e con esse tutta l’area di riferimento».
Coesione è sinonimo di competizione dunque secondo l’analisi della Fondazione per le Qualità Italiane, presentata alla seconda Assemblea dei Gruppi merceologici dell’Unione Industriali che ha riunito a Gallarate le imprese di diversi comparti: “Alimentari e Bevande”, “Chimiche, Farmaceutiche e Conciarie”, “Gomma e Materie Plastiche”, “Cartarie, Editoriali e Poligrafiche”, “Materiali da Costruzione, Estrattive e Cave”, “Servizi Infrastrutturali e Trasporti”.
Un momento per fare il punto sull’economia del territorio e nazionale, che fa emergere una visione molto chiara: è l’Italia della coesione, quella che vede le aziende camminare con le comunità, coinvolgere i cittadini e i consumatori, valorizzare e sostenere i lavoratori, relazionarsi alle energie dei territori ad essere il traino dell’economia. Proprio le imprese ‘coesive’ – quelle cioè che intrattengono relazioni con le altre imprese, le comunità, le istituzioni, i consumatori, il terzo settore – hanno una marcia in più. Tutte queste realtà danno corpo e sostanza a quell’Italia che, sfidando tutti i pronostici, è protagonista europea nell’economia circolare, nella green economy e nella riduzione delle emissioni, con primati nel surplus manifatturiero (una delle sole 5 nazioni al mondo con un surplus sopra i 100 miliardi di dollari).
I singoli territori poi confermano questo andamento: quelli in cui la coesione sociale è superiore al livello medio nazionale – così come sono maggiori della media nazionale il livello di raccolta differenziata, la propensione al voto e l’integrazione socio-economica degli stranieri – sono quelli in cui la ricchezza misurata in Pil pro capite e reddito disponibile delle famiglie è maggiore e meglio distribuita. Considerando il reddito disponibile della famiglie, ad esempio, fatto 100 il valore medio nazionale, le regioni che hanno le migliori performance sono Trentino Alto Adige (129,8), Emilia Romagna (125,5) e Lombardia (124,3).
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