Broker e promotore, truffa da 6 milioni ai clienti
Chiesto il rinvio a giudizio, i due principali imputati sono molto noti e avrebbero raggirato decine di persone. Anche due banche
Associazione per delinquere, truffa e falso: otto persone sono comparse oggi davanti al gup di Varese (due hanno chiesto di patteggiare) nell’udienza preliminare di una vicenda imbarazzante che vede più di venti parti civili schierate, tra cui due banche, la Santander e la Banca Leonardo spa.
L’associazione per delinquere, secondo la pm Annalisa Palomba che ha condotto l’inchiesta, era composta da Giuseppe Merlino, 52 anni, promoter di Besano con un buon pacchetto clienti, in complicità con il broker varesino Riccardo Cornacchia, 52 anni, altro esperto di finanza, e in combutta con le rispettive ex mogli. Cornacchia, peraltro, fu protagonista di un rapimento nel 2008: fu prelevato a casa e detenuto in una casa a Cernobbio per alcune ore, poi ritrovato dalla Polizia.
Secondo le accuse Merlino, aiutato dalle conoscenze del Cornacchia, avrebbe sfruttato il pacchetto clienti e il rapporto di fiducia con le due banche che si sono costituite parte civile contro di lui; avrebbe distratto denaro illecitamente dai correntisti e avrebbe fatto girare i soldi in conti correnti a lui e ai suoi complici riconducibili. Per giunta, falsificando firme e documenti. La procura ha quantificato, addirittura, in quasi 6 milioni di euro la somma complessiva sottratta, grazie all’analisi di tutti i conti effettuata durante l’inchiesta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Varese.
Il meccanismo era complesso ma in sostanza Merlino stipulava contratti truffaldini carpendo impropriamente la fiducia dei risparmiatori finali e redigendo i prodromici atti di falso. Cornacchia invece metteva a disposizione del promotore finanziario i conti correnti per far transitare i soldi dei clienti truffati sui conti di appoggio, dando precise disposizioni al Merlino. Era in sostanza la “mente” logistica per la canalizzazione delle ingenti somme sottratte.
Alcuni degli episodi contestati sono molto esemplari della vicenda: i due principali accusati avrebbero indotto, ad esempio, anche tramite documentazione falsa, due clienti a compiere un’operazione di acquisto e vendita di titoli inesistente e agli stessi, per coprire l’inganno, avrebbero poi liquidato dei soldi che invece provenivano dal portafoglio di un altro cliente. In altri casi viene contestata la falsa promessa di investire denaro in titoli quotati, salvo poi aver fatto transitare i soldi su conti correnti a loro stessi riconducibili. I reati sarebbero stati commessi dal 2008 a oggi.
I clienti chiedono giustizia, e anche indietro i soldi.
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