Giuseppe Ricciardi, il trombettiere interista è tornato a San Siro

Dopo trent’anni “Bepi” di Oggiona Santo Stefano è tornato a suonare la sua tromba per i colori nerazzurri

giuseppe ricciardi

La tromba è simbolo di carica e questo è l’intento che ha spinto Giuseppe Ricciardi di Oggiona Santo Stefano a suonare per oltre vent’anni a San Siro sospingendo i colori nerazzurri dell’Inter.

«Ho imparato a suonare la tromba al militare nel 1968 – spiega Giuseppe –. Quando sono tornato a casa non c’era più il primo trombettista e così ho preso il suo posto. Sono andato a San Siro per venti anni, fino all’anno dello scudetto dei record di Trapattoni alla fine degli anni ottanta. L’ex presidente Ernesto Pellegrini ancora oggi, quando mi vede, mi saluta ricordando le mie note. La tromba vuole essere uno strumento galvanizzante anche per i giocatori e spero di dare loro la carica giusta per vincere».

E ieri sera, in occasione di Inter – Cagliari, “Bepi” è riapparso nella “sua” San Siro con la tromba. «Non mi sognavo di tornare – prosegue Giuseppe spiegando –. Il 28 aprile, in occasione di Inter – Juventus, ci sarà un revival delle vecchie glorie. Una di queste, che non posso citare, ha avuto l’idea di invitarmi. Ieri sera quindi è stata una prova per studiare la nuova sonorità dello stadio che è cambiato tanto in questi anni».

Un ritorno da brividi. Tante sono state le manifestazioni d’affetto per il trombettista dai tifosi interisti tra applausi, video e selfie. «Ieri sera – racconta Giuseppe – la cosa è andata oltre ogni immaginazione. L’affetto ricevuto dal pubblico mi ha fatto tremare le gambe. La risposta del pubblico è stata bellissima, non me l’aspettavo. Troppo bello, emozionante, indimenticabile. A Sky hanno commentato: “Il ritorno del trombettiere è stata la colonna sonora della vittoria”».

Non solo Milano. Giuseppe ha girato l’Europa con la tromba a sostegno dell’Inter, vivendo emozioni uniche. «A San Siro la gente era un po’ abituata – racconta il signor Ricciardi ricordando il suo passato –. All’estero ci sono stati momenti emozionanti: ricordo con affetto Madrid, a Varsavia il capo dei tifosi polacchi mi ha fatto fare il giro del campo. Per loro era una cosa unica».

In trent’anni il calcio è cambiato tanto e anche i giocatori. «In passato – conclude “Bepi” analizzando la differenza tra il calcio di allora e quello odierno – incarnavo la mia voglia di fare con le sgroppate di Nicola Berti. Ora non c’è quel personaggio che ti fa vedere quel trasporto oltre il tifo, che ti fa trattenere il fiato, come possono fare i tifosi del Real Madrid con Cristiano Ronaldo. Non lo vedo nel calcio italiano, e non parlo solo dell’Inter ma anche in tutte le altre squadre del nostro paese».

Tanto è cambiato quindi, ma le emozioni non passano e così non vediamo l’ora di rivedere “Bepi” a bordo campo pronto a far suonare la sua tromba caricando la “Beneamata” e sperando che Inter –Juve non sia la sua ultima partita a San Siro da trombettiere nerazzurro.

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Francesco Mazzoleni
francesco.mazzoleni@varesenews.it
Sport e Malnate, passione e territorio per comunicare e raccontare emozioni
Pubblicato il 18 Aprile 2018
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