L’attimo prima che la materia diventi scultura
Luglio 2018: alla KCC, antica chiesa sconsacrata diventata atelier d'arte, tocca a Luca Scarabelli
L’opera di Luca Scarabelli intitolata “Cosmotheoros, ossia congetture sulle terre celesti e i loro ornamenti” introduce nel concetto della scultura l’istante dell’esitazione, la leggerezza della sospensione e della contingenza. Giocando con forme in equilibrio, mette in rapporto dialettico un piccolo vaso contenente un’orchidea e delle pietre grigie dalla forma circolare, recuperi di carotaggi. Costruisce così una scultura oggettuale con un sistema formale semplice e un montaggio minimo, colta come se fosse un’immagine proveniente da un altrove tutto mentale.
Il senso di armonia e di eleganza della cappella è rafforzato dalla presenza della scultura, costituita di elementi solidi ma anche vuoti, misurati dalla distanza tra gli oggetti che pur indipendenti sono legati concretamente: il peso di uno permette all’altro di rimanere in posizione. L’equilibrio sembra raccontare per un’istante una durata infinita, la relazione tra arte e artificio, tra lavoro dell’uomo e natura, tra materia e materiali, tra ordine (cosmos) e caos.
Luca Scarabelli (1965) ha un’attività artistica sviluppata con continue sperimentazioni mediante sculture oggettuali, pittura, collage. Pone una particolare attenzione verso le problematiche del rapporto dell’uomo con il vivere quotidiano, indagando aspetti che riguardano l’indifferenza dello sguardo, la dialettica tra ordine e disordine, il tempo dell’attesa.
IL PROGETTO KCC è un “artist-run space” situato in una cappella votiva risalente al XVI – XVII secolo. KCC è una finestra culturale, un luogo che vuole suggerire l’importanza della contingenza, dell’effimero, del momento unico e irripetibile, proponendo la precarietà e la leggerezza come valore.Le opere non sono soltanto ospitate in questo spazio ma entrano a farne parte, diventando una presenza che – subendo la contingenza del tempo – si fa assenza e dimenticanza, o, tuttalpiù, memoria. Realizzate appositamente per questo progetto – che si configura come una sorta “stazione” sperimentale” – vivranno di un loro tempo specifico, più o meno dilatato, potranno anche sovrapporsi una all’altra, alcune opere cambieranno, spariranno, altre si aggiungeranno, in un intreccio e minima stratificazione di senso, dialogando per assonanze o per opposizione a sottolineare differenze e inediti punti di vista.
a cura di Valentina Petter
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