I sindaci litigano su tutto: Accam rischia il fallimento (e le tariffe aumentano)
Assemblea dei soci di Accam infuocata per approvare il bilancio. Ma anche questa volta le decisioni importanti sono state rimandate, tranne una: l'aumento delle tariffe
Una riunione tesa, con pugni sbattuti sul tavolo, urla e con più volte l’echeggiare del “qui salta tutto, portiamo i libri in tribunale”. E nel futuro di Accam ora come non mai il fallimento sembra essere dietro l’angolo.
Tutto è successo durante l’assemblea dei soci convocata il 30 luglio per dare il via libera al bilancio. O meglio, prima. Perché con l’irrituale richiesta di fare una riunione preventiva, i sindaci soci di Accam si sono chiusi in conclave per discutere il destino della società, senza pubblico, senza giornalisti e senza verbale. Una discussione che è andata avanti per oltre due ore con un clima che si è fatto sempre più incandescente con le posizioni dei soci che sembrano sempre più polarizzate
Il problema principale riguarda il nuovo statuto che, sommandosi al nuovo piano industriale che conteneva tra l’altro un aumento retroattivo delle tariffe, ha aperto la strada alla lite. Un crescendo di accuse e critiche reciproche -continuate anche quando l’assemblea dei soci è formalmente iniziata- che hanno coinvolto ogni livello di Accam, dalla sua gestione ai suoi amministratori. Alla fine sia il bilancio che il piano industriale sono stati approvati, ma mai come ora sembra che la società navighi a vista. Ormai apertamente si parla del rischio di portare i libri dell’azienda in tribunale e il rinvio dell’approvazione del statuto della società certo non aiuta.

Quindi ora cosa succederà? Le certezze sono solo due. La prima è una data, quella del 28 settembre. Entro quel giorno infatti Accam dovrà capire se riuscirà a rimanere una società a gestione in house oppure no. Per rimanere in house -e quindi poter godere di affidamenti diretti da parte dei comuni, senza partecipare a gare sul mercato- la legge prevede che l’80% del fatturato dell’azienda debba provenire dai soci mentre oggi questa quota per Accam è all’incirca al 65%. E per raggiungere quell’obiettivo c’è la seconda certezza: l’aumento delle tariffe. I soci hanno infatti evitato la retroattività della norma che era inizialmente prevista dal piano industriale, ma in ogni caso dal 1 luglio i già non economici prezzi praticati da Accam si sono ulteriormente. Il resto è -per l’ennesima volta- tutto rimandato.
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