La Maria di Alda Merini emoziona il pubblico della Basilica
Quattrocentrocinquanta persone conquistate dall'interpretazione di Arianna Scommegna, che dà voce e corpo al Magnificat, nello spazio luminoso e provocante della chiesa ritrovata
Quattrocentocinquanta persone immerse, per una sera, nel rito del teatro, nella Basilica di Gallarate. In bilico tra rito civile e momento religioso, mentre Arianna Scommegna dava voce e corpo a Maria, la vergine stupita di fronte alla chiamata di Dio.
Un testo messo “in scena” nel mezzo della navata e introdotto da un intervento del vicario episcopale di Varese Giuseppe Vegezzi, che fu padre spirituale della Merini, la poetessa dei navigli.
Lo spettacolo è stato proposto dalla rassegna Parola e Mistero. «Abbiamo scelto appositamente la basilica, e non la chiesa di Sciaré solitamente usata per Parola e Mistero, perché il testo è dedicato a Maria, perché cadeva a ridosso della festa dell’Immacolata, e soprattutto perché ci dava la possibilità di usare come scena naturale l’edificio restaurato e l’altare di Parmiggiani» spiega Giulia Provasoli, del Teatro delle Arti.
La profonda umanità del testo della poetessa milanese, l’intensità dell’interpretazione, la straordinaria quinta hanno portato molti in Basilica e hanno creato «un’atmosfera di tensione e mistero». A seguire lo stupore e la consapevolezza di Maria umanissima, poco più che bambina e insieme chiamata a cambiare la storia, “manto secolare che coprirà di gioia gli umani”. Nel Vangelo e nel testo della Merini convivono le due dimensioni, quella dell’uomo e quella di Dio, la stessa evocata dall’intenso e provocatorio altare di Claudio Parmiggiani, con i mille richiami alle opere umane e alla storia del pensiero.
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