
Ecco i nomi della giunta Cassani “reloaded”
Restano Mazzetti, Rech e Caruso, entrano quattro nuovi assessori. Nominato anche il vicesindaco, cambiano le deleghe del primo cittadino

Tre conferme e quattro nuovi nomi: è la nuova giunta di Gallarate guidata da Andrea Cassani. Che rivoluziona la squadra, dopo l’inchiesta Mensa dei Poveri, che ha visto finire in carcere l’assessore Petrone e ha provocato il passo indietro degli altri due assessori di Forza Italia.

Francesca Caruso (Fratelli d’Italia) diventa vicesindaco e viene confermata assessore alla sicurezza e Polizia Locale.
Veniamo poi subito ai nomi nuovi, tre dei quali «civici», espressione della società civile, e uno dalle file leghiste.
Massimo Palazzi, 44 anni, avvocato, si occuperà istruzione, cultura.
Stefania Cribioli, psicologa e psicoterapeuta, subentra ai servizi sociali, famiglia, Piani di Zona al posto di Paolo Bonicalzi, messo alle strette e dimessosi questa mattina.
Stefano Robiati, 48 anni, dirigente, è il nuovo assessore al bilancio.
Andrea Zibetti (Lega), consigliere comunale fino a oggi, è invece assessore ai servizi comunali, «l’uomo della macchina comunale»: tecnologia, giovani, bandi, protezione civile, urp.
Le altre conferme sono invece i leghisti Claudia Mazzetti, con le deleghe al commercio e consulte, a cui si aggiunge i musei e lo sport (dal sindaco), e Sandro Rech, confermato ai lavori pubblici, con l’aggiunta della delega all’ambiente.
Il sindaco Cassani infine tiene la delega all’urbanistica per sé: l’aveva già annunciato. Scottato dai guai giudiziari che hanno travolto i due precedenti assessori, prima Orietta Liccati (coinvolta nell’inchiesta di Lonate) e Alessandro Petrone (arrestato nell’inchiesta Mensa dei poveri). In più aggiunge anche la delega alle società partecipate.
Non è proprio una “giunta bis” perché in realtà numerosi erano stati i cambi di composizione precedenti: prima c’era stato l’addio di Franco Liccati dai servizi sociali e la staffetta Bonicalzi-Rech ai servizi sociali. Poi nel 2017 Cassani sostituì Orietta Liccati, riplasmando una giunta che comunque era considerata a gennaio di quest’anno «da sette e mezzo». Ora però i cambiamenti sono ancora più ampi e dunque si può davvero parlare di una cesura.
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