Easy rider: film e colonna sonora che segnarono un’epoca
Quest’estate se ne è parlato molto perché ci ha lasciati Peter “Capitan America” Fonda, che tra l'altro venne a Busto qualche anno fa
In una rubrica come questa potrebbe non avere senso parlare di album “misti”, ma quella del’69 fu l’estate di Easy Rider, la cui colonna sonora, insieme a quella di Zabriskie Point del nostro Antonioni, entrò nei simboli dell’epoca: quest’estate se ne è parlato molto perché purtroppo ci ha lasciati Peter “Capitan America” Fonda.
Fu un disco – come il film, inaspettatamente di buon successo – che non era misto solamente perché comprendeva vari interpreti, ma anche perché gli stili musicali erano molto diversi, dato che erano fatti per aderire alle diverse situazioni del film. Ecco allora il rock duro dei canadesi Steppenwolf, il country – con tanto di invito a non fare con lo spinello come Humphrey Bogart che teneva la sigaretta a consumarsi senza fumarla – dei Fraternity Of Man, gli Electric Prunes con la loro messa psichedelica, un classico della Band interpretato da altri (questione di diritti…), l’Hendrix del secondo album, i Byrds primo periodo ed il loro leader Roger McGuinn… E nello splendido pezzo finale lo zampino del grande Bob Dylan certamente ci fu.
Curiosità: la ballata finale è indubbiamente splendida, ma inizialmente Fonda aveva chiesto a Stephen Stills un pezzo più “esplicito” della drammatica situazione. Ne era uscita la mitica Find the cost of freedom che però non fu usata: come è noto la incisero poi CSNY come retro di Ohio, e diventò la sigla finale dei loro concerti.
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