Il punto nascita di Saronno non è a rischio chiusura
Lo ha assicurato l'assessore Gallera che ricorda che i numeri devono essere sottodimensionati per tre anni di seguito. Delicata, però, la questione della mancanza di specialisti
Il punto nascita dell’ospedale di Saronno fermo a 484 parti potrebbe essere chiuso? È quanto si sostiene in un articolo del Corriere della Sera che rilancia il tema della sicurezza del parto negli ospedali che non offrono una casistica numerica adeguata.
Tra i presidi con numeri troppo bassi anche quello di Saronno che da tempo attraversa un periodo difficile soprattutto a causa della carenza di ginecologi. La difficoltà a reperire personale si protrae da tempo: medici vengono “prestati” dagli altri presidi anziendali ma anche da altre realtà ospedaliere. Dallo scorso anno, l’Asst Lariana rinnova una collaborazione che assicura personale specialistico per ricoprire 24 ore settimanali: l’ultimo rinnovo arriverà sino a giugno.
La bontà del servizio e la tenuta del sistema però non devono essere messe in dubbio. Sulla questione è intervenuto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera: «Nei 59 “punti nascita” della Lombardia si partorisce e si viene al mondo con tutti i requisiti di sicurezza necessari. Le norme nazionali prevedono – sottolinea l’Assessore Gallera – l’avvio di un approfondimento specifico sui punti nascita qualora vi sia un numero calante di parti, inferiore alla soglia di 500, per tre anni consecutivi. In nessun ospedale della Lombardia, ad oggi, ci sono reparti che presentino contemporaneamente queste caratteristiche».
«La migliore e più sicura assistenza per le mamme e per i bambini – aggiunge l’Assessore Gallera – è assicurata dal fatto che tutte le strutture lombarde possono disporre di equipe di professionisti (Pediatra, Ostetrico, Rianimatore) validi e qualificati. Non mancano tuttavia, in alcune aree della Regione, problemi oggettivi legati al reclutamento degli specialisti che stanno mettendo sotto forte stress i reparti di neonatologia. A queste situazioni siamo finora riusciti a porre rimedio attraverso specifiche convenzioni con altre aziende socio-sanitarie vicine affinché fossero garantiti in ciascun “punto nascita” tutti i requisiti di sicurezza necessari».
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