Il londinese col piede in due scarpe
Rod Stewart fu l’unico a intraprendere due carriere dall’inizio
Già in quei tempi non erano infrequenti i casi in cui un componente di un gruppo pubblicasse un disco solista, ma quello di Rod Stewart fu forse a suo modo unico. L’avevamo già incontrato nel Jeff Beck Group, che però si era sciolto, ed a quel punto aveva firmato un contratto per una carriera solista. Successe però che il leader e cantante degli Small Faces, Steve Marriott, abbandonò il suo gruppo, che allora scelse Rod The Mod come cantante, Ronnie Wood come chitarrista e tolse quasi subito lo Small dal nome. Morale: Rod tenne il piede in due scarpe e sviluppò due carriere parallele di successo: da solo e con i Faces. Il suo esordio da solista (An old raincoat…) è di fine 1969 e sei mesi dopo uscì questo secondo: in molti, viste le caratteristiche comuni, dicono che è quasi un doppio album diviso in volume uno e due, ma sono entrambi ottimi dischi. Come per il primo vi sono alcuni pezzi suoi ed alcune cover: doverosamente Dylan, Bobby Womack, ed il sempre più promettente Elton John con un pezzo che avrebbe poi pubblicato in autunno su Tumbleweed connection. Ed in generale è suonata con strumenti acustici, ma non aspettatevi il folk: un rocker come lui ne cava fuori musica tirata come con le chitarre elettriche più distorte. Gli anni migliori del grande londinese…
Curiosità: non è chiaro se Rod si sia ispirato ad essa – la sua è più in generale una canzone sulla nostalgia di casa e dell’infanzia – ma Gasoline Alley è una delle strisce a fumetti più famose e longeve della storia americana. Iniziata nel 1918, viene pubblicata ancora oggi, ed ebbe la caratteristica di essere la prima in cui i personaggi invecchiavano…
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