Gli Yes si uniscono al prog
Ne sarebbero diventati uno dei gruppi simbolo
Nel ’68 quella copertina nera con il fumetto arancione che diceva Yes aveva fatto abbastanza scalpore, ma le vendite non avevano risposto molto né per quello né per il successivo. La Atlantic li stava per mollare al loro destino, ma era esploso il prog, al quale in qualche modo si adeguarono allungando di molto i pezzi, eliminando le cover, ed esibendo il loro virtuosismo. Perché se fra le caratteristiche del prog vi era quella di valorizzare i musicisti con grande preparazione tecnica, gli Yes – ancor di più con l’arrivo del chitarrista Steve Howe e, subito dopo questo The Yes Album, con quello di Rick Wakeman alle tastiere – erano composti da tutta gente che avrebbe potuto vincere senza scandalo i consueti poll sui migliori per ogni strumento: oltre ai già citati c’erano Jon Anderson alla voce, Chris Squire al basso e Bill Bruford alla batteria. E vennero subito capiti dal pubblico, visto che arrivarono addirittura al quarto posto in UK e al 40 in USA, dove questo disco finirà col vendere un milione di copie. Starship Trooper, I’ve Seen All Good People, Yours Is No Disgrace… tutti pezzi che formeranno l’ossatura dei loro mirabolanti concerti che stavano per arrivare: un’altra anima del prog si era formata ed iniziava a volare davvero alto.
Curiosità: la creazione del disco avvenne con tempi piuttosto rapidi, tra i quali lo scatto della foto di copertina. Purtroppo i nostri il giorno prima, di ritorno da un concerto, avevano avuto un brutto incidente, e Tony Kaye aveva il piede ingessato. Photoshop? Ovviamente non c’era, ma si scelse invece di mettere il piedone ben in vista, caso forse unico nelle copertine rock…
La rubrica 50 anni fa la musica
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