La sostenibile leggerezza di James Taylor
Mud Slide Slim confermò le sue qualità
E’ necessaria una premessa: nel 1971 la carica rivoluzionaria del rock andava a mano a mano scemando, e si vedeva bene nel mondo dei cantautori. Fino ad allora dovevano essere di protesta alla Phil Ochs oppure ermetici alla Leonard Cohen (Dylan tutte e due), ma certo non vicini al mondo del country o dell’easy listening così rappresentativo “dell’establishment”. Insomma, seguendo uno slogan dei tempi, la rivoluzione non sarebbe stata trasmessa in tv ma neanche avrebbe avuto come colonna sonora James Taylor o Carole King. Quindi era roba da buttare? Tutt’altro, e anzi aprì a mondi sonori molto più ampi: alla rivoluzione oramai credevano in pochi. Il nostro James oltretutto è sempre stato un chitarrista sopraffino, e questo lo faceva amare molto. Questo Mud Slide Slim in realtà non è ancora entertainment di grande classe come ad esempio “Gorilla” del 1975: siamo ancora dalle parti di Sweet Baby James che era stato un successone, ma le critiche non furono tutte così benevole proprio per quella leggerezza che ritenevano eccessiva. Vecchie e inutili polemiche: qui ci sono grandi canzoni, ottimi musicisti, grandi ospiti (Joni su tutti)… scommetto che se ve lo mettete in macchina sarà dura toglierlo!
Curiosità: la simpatica foto di copertina si staccava abbastanza dal pensieroso look di Sweet Baby James, e non solo per il baffo: un giornalista si spinse a scrivere che sembrava un Cowboy Jesus! Notevole la sua risposta: “per la verità volevo somigliare a George Harrison…”.
La rubrica 50 anni fa la musica
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