Emerson, Lake & Palmer e l’armadillo da guerra
Nel secondo disco inserirono una suite di fantascienza
Difficile dire oggi se avessero ragione quei critici del tempo che parlavano dei tre come ottimi performers ma mediocri compositori. Raccontare però la musica di allora, e più precisamente il prog, senza passare da qui sarebbe ingiusto, non fosse altro per il fatto che questo è uno dei dischi che abbiamo consumato a furia di ascolti.
La prima cosa ad incuriosire era sicuramente questa strana copertina, che al contrario di quello che si può pensare, anziché essere ispirata dal disco fu lei ad essere fonte d’ispirazione: era un dipinto che Keith aveva visto in una galleria d’arte e lo aveva impressionato.
Non fu proprio un lavoro di gruppo, almeno all’inizio: Keith Emerson si presentò agli altri due con molto del lavoro già fatto, tanto che Greg Lake, poco entusiasta, minacciò di andarsene. Ricomposero la frattura ed il bassista e cantante si occupò di creare i testi intorno alla vicenda di questo armadillo cingolato nato dall’eruzione di un vulcano, che morirà poi in uno scontro con una manticora.
Comunque la parte principale è una lunga suite che a suo dire era ispirata da Frank Zappa e dall’argentino Alberto Ginastera. Piacque molto: primo posto in UK e Top Ten negli Usa.
Curiosità: nonostante la complessità della musica ed il continuo girare per le tournée, EL&P erano in qualche modo un prodigio di produttività: non solo Tarkus era già pronto due mesi dopo l’uscita del primo album, ma quando uscì era già stato registrato il successivo: d’accordo che era un live, ma era completamente inedito…
La rubrica 50 anni fa la musica
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