Il miglior disco di Rod Stewart
Splendida prova nel 1971 prima di diventare troppo famoso
Il più bel disco solista del nostro Rod The Mod? Penso di sì, anche se già Gasoline Alley ci aveva dato belle soddisfazioni. La ricetta non è cambiata di molto: qualche cover – tra le quali l’onnipresente Dylan e la splendida Reason to believe di Tim Hardin – e delle bellissime composizioni tra le quali non si possono non ricordare Mandolin Wind e soprattutto la clamorosa Maggie May, con il famoso tema di mandolino suonato da Ray Jackson dei Lindisfarne. Come avevamo già detto, la carriera di Rod seguiva due strade parallele, quella solista e quella con i Faces, ma ciò avveniva su due case discografiche differenti: la Mercury per Rod e la Warner per i Faces. Ma quando faceva dischi come questo il suo gruppo restavano loro, che anche se avevano due mesi prima pubblicato Long Player, qui in vari pezzi c’erano tutti (Ron Wood, Ian Mc Lagan, Ronnie Lane e Kenney Jones) salvo imbrogliare nelle note di copertina quando suonavano tutti insieme contemporaneamente come in (I Know) I’m Losing You. L’accoglienza? Primo posto di qua e di là dall’oceano per il disco e per il singolo di Maggie May. Spettacolo.
Curiosità: Maggie May parla delle emozioni di un ragazzo con una donna più matura di lui: Rod disse poi che era autobiografica poiché parlava della sua “prima volta” nel 1961 al festival jazz di Beaulieu. Il nome di lei non era quello, ma lo prese dalla vecchia canzonaccia di Liverpool che avevano usato anche i Beatles…
La rubrica 50 anni fa la musica
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