Van Morrison e il miele di tupelo
Il festival rese la tranquilla Woodstock un luogo turistico
Ovviamente non si poteva chiedere al nostro Van di continuare a fare ogni anno un album della levatura di capolavori come erano stati Astral Weeks o Moondance, ma i suoi album “normali”, come il successivo His Band And The Street Choir del 1970 e questo Tupelo Honey dell’autunno 1971, erano comunque di una qualità ben superiore alla media di quelli che uscivano. Sono due album in un certo modo simili – il primo non lo avevo commentato per ragioni di spazio ma va sentito anche lui – e abbastanza diversi sia dai precedenti che dai successivi. Van voleva fare un disco di country, ma in realtà nessuno dei due lo è: certo sono album rilassati, espressione di un uomo felice ed innamorato che, soprattutto in questo disco, ha trovato una situazione idilliaca a contatto con la natura. Basti pensare al fatto che nella bellissima canzone d’amore che dà il titolo all’album paragone la dolcezza della moglie al miele di tupelo, una pianta acquatica che da noi non esiste. Non country vero e proprio, allora, ma mischiato nel suo solito blend di folk rock, blues e soul, in un album che si risente sempre con piacere.
Curiosità: Tupelo Honey fu inciso in California, ma “pensato” a Woodstock, dove Van era andato a vivere. Purtroppo non tanto il festival quanto il film uscito l’anno dopo avevano trasformato quella tranquilla comunità rurale in un posto molto più movimentato, quasi turistico, alterandone lo spirito. Scaduto l’affitto, Van se ne andò sulla West Coast…
La rubrica 50 anni fa la musica
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