Un John Martyn da giornata fredda e piovosa
Con Bless the weather iniziò la fase della sperimentazione
Nel 1970, dopo i suoi primi due album solisti, John Martyn aveva inciso due deliziosi dischi con la moglie Beverley, ma la sua casa discografica lo aveva poi convinto a riprendere da solo dato che le vendite non erano entusiasmanti. E in questo album, incredibilmente inciso in soli tre giorni, lo scozzese mette le basi di quella che sarà la sua innovativa musica da lì in poi. Innanzitutto prende Danny Thompson, il contrabbassista dei Pentangle che già l’aveva aiutato nell’album con la moglie e che avevamo visto con Nick Drake, ed insieme a lui crea un sound che certamente è ancora folk, ma ha un respiro del tutto diverso. per non parlare poi di un pezzo come Glistening Glyndenbourne, solo strumentale, dove ci dà un assaggio di quello che poi farà negli anni successivi. Ma non spaventatevi, perché il resto del disco non è sperimentale, e se pensate che di Head And Heart ne faranno una cover gli America potete capire i due paletti estremi di questo disco. Eh sì, perché pur essendo uno sperimentatore incallito, il nostro si porterà dietro sempre un senso della melodia formidabile, ed avendo degli ottimi amici – qui tra gli altri Stevie Winwood e Richard Thompson – crea anche degli ottimi arrangiamenti. Splendido disco da giornata fredda e piovosa, davanti al camino.
Curiosità: l’Echoplex con cui sperimenta John, altro non è che un delay – tradotto come un ritardo – ossia un meccanismo dove gira un breve nastro che registra un suono da una testina e lo fa risentire subito dopo da un altra. Non era nuovissimo, perché i chitarristi del rock’n’roll lo usavano, ma ovviamente l’uso che ne fa lui è particolarissimo…
La rubrica 50 anni fa la musica
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