La musica della mente di Stevie Wonder
Nel 1972 iniziò il suo periodo migliore
Nelle carriere dei musicisti che sono durate qualche decennio – quella dei Beatles fu troppo breve – è spesso possibile ed usuale individuare una fase di quattro o cinque album in cui danno veramente il loro meglio, ed in quel caso si usano termini come Golden Era o Golden Age. La più famosa fu certo quella degli Stones, che nel 1972 si sarebbe chiusa, ma altrettanto evidente fu quella di Stevie Wonder, che iniziò appunto con Music of my mind che era nientemeno che il suo quattordicesimo album! Stevie, che all’anagrafe fa Stevland Hardaway Judkins, fu messo sotto contratto dalla Motown a 11 anni e a 13 divenne il più giovane a raggiungere il n.1 in classifica USA: nessun dubbio che il nome d’arte Little Stevie Wonder gli stava benone. Dopo vari dischi con ispirazioni diverse si arrivò ad un rinnovo del contratto con la Motown nel quale pretese, oltre a royalties più alte, libertà creativa: e qui arrivò appunto questo Music of my mind. Un gran bel disco, nel quale Stevie suona praticamente da solo (ospiti solo un trombonista e un chitarrista), sperimenta i sintetizzatori, e abbandona la logica del 33 giri visto come raccolta di singoli. E’ l’inizio di una serie di cinque dischi che seguiremo certamente.
Curiosità: molti a fine anni ‘60 – Stones compresi – incisero un 45 giri in italiano, ma Wonder fu più prolifico: quattro 45 giri, un LP (in cui in realtà in italiano c’erano due pezzi) e una partecipazione a Sanremo in coppia con Gabriella Ferri. La loro “Se tu ragazza mia” fu subito eliminata.
La rubrica 50 anni fa la musica
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