I Pink Floyd oscurati dalle nuvole
In realtà ad esserlo era una valle della Nuova Guinea
Un album minore dei Floyd? Certamente, ma a me è sempre piaciuto. Loro erano da sempre legati alle colonne sonore: prima un oscuro The Committee nel ’68; l’anno dopo More di Barbet Schroeder, che fu di fatto il loro terzo album; poi nel ’70 la famosissima esplosione della villa di Zabriskie Point. Schroeder aveva girato un altro film, La Vallée, su un viaggio spirituale in Guinea – state alla larga: una pizza inenarrabile! – e li volle di nuovo, ma avevano pochissimo tempo: continuavano a fare tour e stavano già incidendo Dark Side. Trovarono però il modo di fare due tappe al solito Chateau d’Herouville e incisero questa colonna sonora. Come si diceva andavano di fretta, e quindi questo album non può essere così ben strutturato come gli altri, né prevedere quei lunghi pezzi ai quali ci stavano abituando. Forse se non fossero stati i Pink Floyd non lo avrebbero nemmeno pubblicato ma, lo ripeto, a mio parere avremmo perso qualcosa. Album di transizione come pochi altri, Obscured apre la strada a quella svolta certamente più pop che vedremo in Dark side: sono i Floyd più rilassati, con addirittura spunti folk o country.
Curiosità: Childhood’s end è l’ultima canzone dei primi Pink Floyd che viene composta interamente da David Gilmour: testi e musica. Da quel momento in poi tutti i testi saranno di Roger Waters fino a The final cut compreso: Gilmour ricomincerà a scriverli per A momentary lapse of reason, quando Waters non sarà più nel gruppo. Ovviamente non è solo una questione statistica…
La rubrica 50 anni fa la musica
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