Decreto Trasparenza, Rosario Rasizza di Assosomm: “Una norma che non facilita il lavoro”
Il Presidente di Assosomm Rosario Rasizza, commenta così il recente Decreto Trasparenza (Decreto Legislativo n.104/2022) che ha come scopo quello di recepire una Direttiva dell’Unione Europea relativa a “condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili”
‘Rispetto a quanto indicato nel Decreto Trasparenza pubblicato il 31 Luglio sulla Gazzetta Ufficiale, non possiamo che essere preoccupati dell’incidenza che gli aggravi economici e organizzativi correlati avranno sul mercato del lavoro. Recepire una normativa europea è sicuramente importante, ma l’incoerente scelta di incrementare gli obblighi informativi senza seguire processi di digitalizzazione e quindi di semplificazione previsti dalla disciplina europea e nazionale non agevola il lavoro, anzi lo complica, lo ostacola ulteriormente ed è una vera e propria contraddizione in termini. Se penso poi in particolare al settore che rappresento, ancora una volta la norma non ha tenuto conto di noi, delle Agenzie per il Lavoro che consentono ogni giorno a oltre 500mila persone di andare al lavoro e che hanno come referenti anche le Aziende, i soggetti utilizzatori, che potrebbero anche tardare nel fornire le informazioni richieste incorrendo così in pesanti sanzioni.’
Il Presidente di Assosomm Rosario Rasizza, commenta così il recente Decreto Trasparenza (Decreto Legislativo n.104/2022) che ha come scopo quello di recepire una Direttiva dell’Unione Europea relativa a “condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili”.
La normativa però non è stata completamente recepita dalla legislazione italiana e questo rappresenta un forte ostacolo burocratico per le Aziende, perché rispetto a quanto indicato nella normativa europea non basta aggiungere una frase di rimando al ccnl nel contratto di assunzione. Già la normativa italiana prevedeva sia l’inserimento di alcuni elementi come obbligatori nei contratti di assunzione (luogo di lavoro, periodo di prova, retribuzione, etc.), sia l’esposizione in bacheca del contratto collettivo (che sia quello nazionale o aziendale) per il reperimento facile da parte del lavoratore di tutte le informazioni necessarie.
Oggi, con l’entrata in vigore del nuovo Decreto, le medesime informazioni devono invece essere obbligatoriamente tutte riportate all’interno del contratto di assunzione. Per la totalità dei datori di lavoro, i nuovi obblighi burocratici comporteranno aggravi economici (per poter stipulare un contratto che sia il più corretto possibile) e aggravi organizzativi per la rimodulazione informatica. Per le Agenzie per il Lavoro, il problema è ancora più grave avendo numeri più elevati di assunzioni rispetto a quelli dei datori di lavoro diretti e dovendo indicare informazioni che necessariamente arrivano da un soggetto terzo (azienda utilizzatrice): dovranno quindi rispondere di informazioni errate, tardive o mancanti che non dipendono da loro.
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