
L’immagine dei bambini sui social, un fenomeno da ripensare tra genitori e influencer
Un episodio "fuori onda" uscito dalla sfera social dei Ferragnez ha riacceso il dibattito: come comportarsi con l'immagine dei minorenni? In Francia esiste una legge a tutela dei cosiddetti “baby influencer”

Il dibattito si è scatenato a seguito di una storia su Instagram della influencer più famosa, Chiara Ferragni. Pochi istanti di video della figlia minore e una voce in sottofondo che esorta l’altro figlio, un bimbo di quattro anni, a fare un sorriso a favore di Iphone per poi poter tornare a giocare.

“Lo hanno fatto tutti”, commentano i più. Chi non ricorda il papà con la macchina fotografica che chiede un sorriso ai propri figli per la foto ricordo natalizia, in riva al mare, alla consegna del diploma. Lo facciamo tutti, nel nostro piccolo di genitori mediamente social, di pubblicare le immagini più buffe e belle dei nostri eredi. La differenza, oltre al fatto che la gente comune non produce un guadagno economico da queste condivisioni, è la portata del fenomeno: se le immagini di mio figlio a canestro verranno viste al massimo dalla zia Antonia e da uno sparuto numero di contatti, l’esposizione dei figli della più celebre coppia di influencer, i Ferragnez, raggiunge un totale di quarantadue milioni di followers.
Quarantadue milioni di utenti che osserveranno il risveglio mattutino di un bambino, il bagnetto, le prime parole. Ma anche i capricci, i pianti isterici, la tristezza, il pigiamino buffo. La quotidianità di un minore che non può dare il suo assenso, non avendo chiaramente gli strumenti per comprendere il sistema che lo governa. Si chiama sharenting ( “share”, condividere e “parenting” genitorialità), termine che indica il fenomeno di un condivisione costante da parte dei genitori di contenuti che riguardano i propri figli.
I rischi di questa pratica sono molteplici: a cominciare dalla violazione della privacy, che ricordiamo è un diritto dei bambini oltre che degli adulti, sancito anche nella Convenzione dei diritti dell’Infanzia e adolescenza. La mancata tutela sull’immagine del bambino: ogni contenuto messo online resta per sempre, anche solo nelle condivisioni degli utenti. Ripercussioni future sui bambini: quando avranno l’età per accedere al mondo del web scopriranno di avere una identità digitale che li ha preceduti e per la quale non hanno prestato il consenso. Faranno i conti col fatto che milioni di persone ne hanno osservato –e giudicato- la crescita.
Per non parlare dei rischi potenziali che le immagini condivise finiscano in contesti inappropriati. La diffusione di immagini legate ai bambini, alla loro quotidianità e crescita al fine di sponsorizzazioni, aumento del seguito di followers e conseguenti vantaggi economici sembra essere diventata una modalità sempre più condivisa dai genitori sui social. Per questa ragione, in Francia, già dal 2020, è stata emanata una legge a tutela dei cosiddetti “baby influencer” che inquadra da un punto di vista normativo la presenza di minori negli ambienti digitali e sulle piattaforme social quando la stessa sia finalizzata al guadagno economico o abbia tempi e modalità di una occupazione lavorativa. Tra le varie voci che contempla, ricorda con forza il diritto all’oblio, e quindi la possibilità di cancellare dalle piattaforme i contenuti che li riguardano. E anche, ci si augura, il pensiero di essere stati tanto esposti da parte di chi avrebbe il compito di proteggerli.
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