Quel “golpe” al Premio Chiara che colpì Hemingway
Correva l’anno 1992. Tre giurati del premio Chiara vengono "dimessi". Per solidarietà si dimette anche la presidente Fernanda Pivano. Un viaggio in taxi verso Roma e una storia che diventerà un libro
Correva l’anno 1992. Tangentopoli ha travolto il vecchio ordine politico e la Lega si appresta a conquistare il potere nella sua Varese. Raffaele Nigro, Michele Prisco e Gino Montesanto, tutti giurati del Premio Chiara, vengono «fatti fuori». Forse perché intellettuali troppo distanti dal verbo leghista o forse perché geograficamente troppo distanti da Mozart. Sta di fatto che anche Fernanda Pivano, allora presidente del premio, si dimette per solidarietà nei confronti dei colleghi e insieme a Nigro e Montesanto decide di fare un viaggio in taxi fino a Roma, nel pieno della notte. Prisco, invece, quel dolore preferisce farlo fuori subito e decide di salire su un aereo a Linate. Nel viaggio furioso verso la capitale, la Pivano inizia a raccontare ai due scrittori, ed ex compagni di giuria, una storia ambientata negli anni ’50 in Lucania. Ha, infatti, saputo che in quella terra carica di superstizione, oltre ai briganti, eredi di Carmine Crocco, alle fattucchiere e ad altre varie diavolerie, ci sarebbero anche dei mammut bianchi. Nessuno dei tre chiude occhio. Quella storia inverosimile inizia a scavare nella fantasia dei viaggiatori. Il taxi sfreccia verso Roma e nell’abitacolo risuona solo la voce della traduttrice di Hemingway e Fitzgerald. La Pivano aggiunge particolari su particolari. Racconta addirittura di aver preso informazioni, su quella strana presenza albina e preistorica, dall’antropologo Ernesto De Martino. Ma c’è solo una persona che potrebbe affrontare quella insolita realtà nel profondo sud dell’Italia senza battere ciglio. Quella persona si chiama Ernest Hemingway. Gli telefona e lo convince a uscire dal suo torpore depressivo per scendere in Lucania e dare così la caccia ai bestioni preistorici.
Il resto lo racconta Raffaele Nigro, quasi vent’anni dopo, nel romanzo dal titolo “Fernanda e gli elefanti bianchi di Hemingway” (Rizzoli, 2010).
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