Al Melo la rivolta dell’associazionismo
Marco Predazzi, presidente della Fondazione Melo, dà voce al terzo settore e alla società civile in difficoltà: "Maga e Fondazione Culturale, una colata di asfalto sulle associazioni"
Dal Melo si alza il grido d’allarme della società civile gallaratese: Marco Predazzi, presidente della Fondazione Melo onlus, non risparmia critiche su tanti aspetti, dai servizi sociali alla cultura, alle scelte sociali legate all’edilizia. Al Melo è stato presentato il "Manifesto della sussidiarietà praticata", un documento per chiedere alla politica di valorizzare quel che le associazioni, i gruppi, le realtà sociali gallaratesi fanno. E qui si appuntano le critiche: si parla di «volontà accentratrice», di una promozione di attività e servizi diretti che hanno soffocato l’impegno della società civile. La volontà accentratrice raggiunge il culmine, secondo Predazzi, nel settore della cultura, «si è fatta una colata di asfalto sull’associazionismo».Il fondatore del Melo ricorda la prima proposta di Don Alberto Dell’Orto sulla Fondazione («parità di finanziamenti» tra associazioni e Fondazione) e dice che «in questi anni è stato umiliante» gestire attività culturali, di fronte ad una gestione culturale che vede nella Fondazione «un’agenzia di prenotazioni per far fronte all’overbooking» di eventi considerati sproporzionati, specie per una cittadina alle porte di Milano. Porta l’esempio della mostra d’arte Post-it, ideata dall’artista Ruggero Maggi e sostenuta da un progetto internazionale, che ha coinvolto trecento artisti: «Avevamo chiesto 1000 euro all’assessore per concorrere ad un bando regionale per finanziamenti. Non sono stati trovati. Umiliante». E alla fine i soldi mancano anche per il sociale: «L’assessore Bongini ci ha detto che i soldi sono finiti, che non si può contribuire sui ricoveri. Siamo a inizio aprile». In sala, poi, c’erano anche alcuni rappresentanti dell’associazionismo e del terzo settore, gente di solito lontana dagli eventi pubblici.
Ma anche sulla gestione dei servizi sanitari non ha lesinato critiche, su un’amministrazione che «considera il privato un concorrente» e che non si confronta sulle esigenze reali («500 posti di Residenza per Anziani non servono a niente, ci sono altre esigenze»). Ma anche in altri settori si lamenta l’assenza del confronto con il terzo settore. «Pensiamo all’housing sociale: il Pgt – nota Predazzi – propone una concezione da anni Cinquanta, legato ancora ad un concetto ghettizzante».
Il dibattito è stato innescato – non lo nasconde nessuno – dalle elezioni imminenti. Ai candidati il Melo, con il manifesto della sussidiarietà, chiede la valorizzazione delle specificità, la coprogettazione, la gestione in rete. E soprattutto di riequilibrare le risorse, «tra le Grandi agenzie (MAGa e Fondazione Culturale) e le realtà storiche autogestite». Un equilibrio diverso è possibile e favorirebbe – secondo Predazzi – tutte le realtà: «Se ci fossimo confrontati, se ci fossimo seduti uno accanto all’altro, oggi non ci ritroveremmo con un teatro (il Condominio, dr) che spende in un anno quanto spende il Teatro delle Arti in 10». Anche sugli eventi cittadini si deve cambiare strada: meno grandi eventi (vista anche la vicinanza con la metropoli: «I Pooh e Gigi d’Alessio si trovano anche a Milano») e più attenzione alla tradizione popolare e alle occasioni di aggregazione sociale. L’esempio? «Il Carnevale. È un’occasione per sostenere, per esempio, gli oratori e le realtà di quartiere che preparano i carri. E invece siamo riusciti a non farlo neppure, quest’anno: caso unico».
Brevi gli interventi dei candidati sindaci presenti. Gualandris (Lega) critica il «contenitore formalmente bellissimo, ma che non ha soldi per i contenuti» (il Maga), dice che è «demenziale non sedersi ad un tavolo con le associazioni» e rivendica la corsa solitaria «al primo e al secondo turno» in rottura con il PdL. Guenzani (lista civica Città è Vita, Pd, Sel, Idv) vede la sussidiarietà importante soprattutto «per i servizi, che hanno bisogno dell’aiuto del volontariato e del’associazionismo». Carabelli (Libertà per Gallarate) dice che l’attenzione alla società civile nonsignifica «solo soldi ma anche partecipazione. Gnocchi (Pensionati) fa propria su tutta la linea la proposta del Melo: «ce ne faremo carico se otterremo un posto in giunta». Assente invece Massimo Bossi e Andrea Buffoni («giustificati» per impegni precedenti) ed Ennio Melandri, che ha inviato una nota alla stampa spiegando di non aver ricevuto alcun invito. Il dibattito, comunque, è solo all’inizio.
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