“Non lasciamo ai nostri figli un deserto”
1 Novembre 2021
Lo scorso 4 ottobre Papa Francesco ha riunito molti scienziati e rappresentanti di tutte le religioni del mondo per l’incontro “Fede e Scienza: verso Cop 26” durante il quale è stato firmato un accorato appello per la difesa della Terra, nostra Casa comune, in occasione della conferenza mondiale su clima e ambiente Cop 26 organizzata dall’O.N.U. a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre, “chiamata con urgenza a offrire risposte efficaci alla crisi ecologica senza precedenti e alla crisi di valori in cui viviamo, e così a offrire concreta speranza alle generazioni future”. Ricordando che “nel mondo tutto è intimamente connesso”, l’uomo con il creato, il Papa ha lanciato un forte appello per adottare comportamenti volti al “rispetto” per contrastare le ingiustizie che provocano ferite all’ambiente e alla persona umana quali avidità e indifferenza.
“L’incontro, che unisce tante culture e spiritualità in uno spirito di fraternità, non fa che rafforzare la consapevolezza che siamo membri di un’unica famiglia umana”; la difesa del creato “è una vocazione al rispetto: rispetto del creato, rispetto del prossimo e rispetto nei confronti del Creatore”. Nell’appello per proteggere la nostra casa comune si afferma che “Abbiamo ereditato un giardino: non dobbiamo lasciare un deserto ai nostri figli” e si auspica vivamente che i Governi con urgenza provvedano alla “transizione verso l’energia pulita e verso pratiche sostenibili di utilizzo del suolo e sistemi alimentari rispettosi dell’ambiente”. Gli scienziati ci hanno avvertito che potrebbe mancare solo un decennio per riuscire a ripristinare l’equilibrio ambientale del pianeta.
Nelle bellissime encicliche “Fratelli tutti” del 2020 sulla fratellanza universale e “Laudato si’ ” del 2015 sulla difesa del creato e del Pianeta, traendo ispirazione dall’esempio evangelico di Francesco d’Assisi, Papa Francesco ha evidenziato con coraggio la povertà di tanti in molte parti del mondo a causa delle ingiustizie sociali, della brama di profitto da parte dei più ricchi e delle disuguaglianze economiche e sociali, denunciando l’arido egoismo e la diffusa indifferenza verso gli “altri” e invocando un impegno concreto per la giustizia sociale e per la difesa del nostro Pianeta continuamente depredato, devastato e inquinato dallo sfruttamento indiscriminato da parte di interessi privati, auspicando un mondo che con la solidarietà aiuti tutti gli esseri umani in povertà per lo sfruttamento da parte di chi pensa solo al profitto economico.
Papa Francesco ha coraggiosamente affermato che “non è più tempo degli adoratori della finanza ma di un’economia reale fondata sulla persona”, con un recupero del senso della politica intesa al servizio esclusivo del bene comune, ricordandoci quanto «tutto ciò che è umano ci riguardi» e rappresentando che «la politica non deve sottomettersi all’economia» e che «Il mercato da solo non risolve tutto, benché a volte vogliano farci credere questo dogma». La sofferenza e la povertà colpiscono gravemente quelle regioni fondamentali per la vita sul nostro Pianeta continuamente distrutte dalla deforestazione, dall’impoverimento umano e sociale, dall’ingiustizia sociale e dallo sfruttamento sfrenato; è necessario rispettare la persona umana, la natura e il Pianeta quale casa comune in cui tutti viviamo che non è solo da sfruttare ma è il nostro corpo vivente. Nell’enciclica Laudato si’ si ricorda che “La terra ci precede e ci è stata data. … I poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente”.
Le diseguaglianze sociali derivano da un sistema economico senza regole così anche il Papa chiede un’economia più umana attenta ai problemi ambientali che coinvolgono tutti, per fermare il disastro ambientale che causa inevitabilmente povertà, ingiustizie e diseguaglianze. I governi di tutto il mondo devono comprendere il serio allarme degli scienziati e considerare l’inquinamento e il cambiamento climatico come un pericolo vitale per l’intera umanità e per la vita sul Pianeta. Ritardare il risanamento sarebbe troppo pericoloso e costoso in termini sia economici che sociali ma la politica spesso è legata a grandi interessi volti solo al profitto economico. Quando le foreste, i polmoni del Pianeta, verranno distrutte anche gli uomini soffocheranno poiché respiriamo tutti la stessa aria! Toro Seduto, capo della tribù indiana dei Siux Hunkpapa, ci ha ammonito sul nostro futuro: “Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora (gli uomini) si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”!



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