Quando la piccola scuola di paese vale e fa la differenza…
2 Febbraio 2022
Sono la mamma di un bambino frequentante la Scuola Primaria nel plesso G.Cantore di S.Stefano. Mi sento in dovere di esprimere il mio pensiero in questi anni scolastici così difficili e faticosi sia per gli alunni, per i docenti e per le famiglie.
Mi sono resa conto come la piccola realtà della scuola di paese abbia fatto la differenza in questo quadro nazionale pandemico.
Spesso sento e, più volte ho sentito, “voci di paese” che in qualche modo hanno criticato il fare scuola di questa piccola comunità educativa, giudicando l’operato dei docenti in maniera sommaria e superficiale con la conseguenza di iscrivere i propri figli in altre scuole primarie di paesi limitrofi perché, a detta loro, di maggior prestigio.
Io vorrei fare una riflessione in merito e vado dritta al punto.
Avere un maggior numero di iscrizioni NON significa che la scuola sia migliore. Da genitore io punto alla qualità e non alla quantità.
La piccola realtà scolastica di Santo Stefano, a mio avviso, ha come scopo primario proprio questo obiettivo: essere una scuola di valore e di valori. Ho riscontrato come sia una scuola attenta alle diversità, intese non soltanto come bisogni educativi speciali certificati, ma come l’insieme delle esperienze, dei condizionamenti ambientali e del vissuto di ogni bambino.
Ciò che voglio dire è che una classe è la risultanza di studenti che ha le proprie peculiarità, indipendentemente da quello che è il proprio patrimonio genetico. Tutti gli alunni sono diversi singolarmente: apprendono ciascuno con il proprio ritmo, stile, difficoltà. Ognuno di loro è unico e, allo stesso tempo, diverso. Per garantire effettivamente a ciascuno i propri diritti occorre che vengano trattati secondo quelle che sono le proprie specificità, le proprie “Intelligenze” come diceva Gardner. Ciò si costruisce attraverso azioni sistemiche e coordinate fra loro, in un processo educativo che coinvolge ogni individuo in ogni situazione di vita, per rendere tutti consapevoli di avere pari diritti e pari doveri, nel rispetto dell’identità propria e altrui.
Lavorare in questa prospettiva per l’insegnante è sicuramente difficile. Progettare la lezione diviene un lavoro complesso. Occorre distinguere i livelli di competenza, creare le condizioni perché ciascuno possa esprimere le proprie potenzialità. La lezione frontale chiede di essere superata non perché non valga, ma semplicemente perché nella contingenza non si può fare.
Io ho visto dei docenti che si sono “reinventati”, che mi venga passato il termine, vale a dire, hanno dovuto rivedere e rimodellare tutte le proprie pratiche di insegnamento in base a quella che era la situazione pandemica, soprattutto durante la DAD (didattica a distanza) e adesso con la DDI (didattica digitale integrata). A scuola e in presenza hanno applicato protocolli, hanno fatto rispettare regole ai più piccoli che, spesso noi adulti, difficilmente applichiamo e facciamo fatica a praticare.
Vero è anche che un vantaggio della piccola scuola di paese è stato che in piena pandemia tutti i bambini potevano seguire le lezioni tutti insieme, anziché essere divisi in gruppi-classe con il 50% in presenza e il 50% a distanza. Ciò li ha aiutati molto nella prosocialità. Per loro è stato importante lavorare e studiare con gli ALTRI e grazie agli ALTRI.
Diversi sono stati anche i progetti a cui la scuola ha aderito. Tra questi quello della “Green School”; a mio avviso un’eccellente iniziativa per una scuola che si impegna a ridurre il proprio impatto sull’ambiente e a educare i propri alunni a un atteggiamento attivo di tutela dell’ambiente, così come la partecipazione al concorso “il valore dell’acqua” o anche al concorso di poesia con l’obiettivo di stimolare gli alunni alla scrittura, ma anche alla lettura. Lo scorso anno scolastico si è anche costituito il gruppo Comitato Genitori per portare a termine iniziative di vario tipo, con lo scopo di favorire un opportuno coordinamento delle esperienze che possono essere attivate nell’ambito dell’Istituto Scolastico. Il gruppo genitori che ho conosciuto in questi anni scolastici a S.Stefano è molto presente e molto attivo. Vi è molta collaborazione e soprattutto empatia.
Vorrei concludere affermando che il pregiudizio a volte danneggia l’essenza e l’identità di un istituto, una scuola che vale e che fa la differenza su più fronti. Se tornando indietro nel tempo ci si rifà al concetto di piccola scuola, allora si può asserire che una volta in Italia questa veniva identificata, spesso negativamente, dal numero esiguo di studenti iscritti. Questo retaggio culturale ancora oggi fa sì che si faccia fatica a individuare invece quelle virtuosità pedagogiche che possono manifestarsi in classi piccole e contesti non urbani. In realtà le scuole anche con un ristretto numero di studenti iscritti, rappresentano, come dice lo stesso Pruneri, “un fattore di salvaguardia dei territori che costituiscono un patrimonio storico e un’opportunità di benessere per le persone” e allo stesso tempo un’opportunità di sperimentare modalità organizzative e didattiche che si possono definire nuove e innovative. La realtà scolastica che io vivo da genitore è una realtà seria, costituita da docenti preparati, attenti e dediti al proprio lavoro. È una realtà di una scuola che VALE. Dal punto di vista qualitativo dell’apprendimento e dell’educazione è una scuola che FA la differenza.
Una mamma



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