Qualcuno si ricorda ancora di Enrico Berlinguer?
29 Maggio 2022
Egregio Direttore,
desidero ricordare Enrico Berlinguer in occasione del centenario della sua nascita, uno tra i più grandi personaggi politici della nostra Repubblica, uomo semplice e onesto, rispettato da tutti gli avversari politici e amato dal suo popolo, che considerava la politica una missione per il bene comune e non una professione per il profitto privato e personale. Berlinguer è stato un alto esempio di valore morale per la comunità mentre oggi l’egoismo individuale prevale sul concetto di collettività, di convivenza civile e di politica svolta con valori etici così, in un’epoca di corruzione e di ingiustizie e di diseguaglianze civili e sociali, il rispetto delle Istituzioni democratiche e della Legge per il Bene comune sostenuti da Berlinguer, in una società sempre più egoista, sempre più indifferente nei confronti degli “altri” e sempre più vuota della solidarietà umana ma spesso volta solo all’arido profitto economico da raggiungere a qualsiasi costo umano, risultano sempre attuali.
Divenuto segretario generale del P.C.I. nel 1972, nel 1976 Berlinguer ribadì con forza la scelta democratica del P.C.I. rappresentando un nuovo comunismo autonomo dall’U.R.S.S. e dal chiuso sistema sovietico. Nel 1976 al XXV° congresso del P.C.U.S. affermò con coraggio che una società socialista deve garantire tutte le conquiste democratiche e nel 1977, in occasione del 60º anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, sostenne che la democrazia è il valore universale sul quale fondare una società socialista; “la nostra lotta è volta a realizzare una società nuova che garantisca tutte le libertà personali e collettive, civili e religiose, il carattere non ideologico dello Stato, la possibilità dell’esistenza di diversi partiti, il pluralismo della vita sociale e culturale”.
Dopo il colpo di stato militare che in Cile rovesciò il governo democratico delle sinistre di Salvador Allende nel 1973 Berlinguer propose non una alternativa di sinistra ma una alternativa democratica, un’intesa delle forze popolari d’ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica. Nel 1977, proseguendo nell’apertura ai cattolici sui valori comuni della pace e della giustizia sociale riconosciuti nella nostra Costituzione e trattati nel Concilio Vaticano II°, scrisse un’importante lettera al Vescovo d’Ivrea Mons. Luigi Bettazzi in cui affermava che il P.C.I. voleva non solo costruire in Italia un partito laico e democratico ma anche uno Stato laico e democratico non teista e non ateista. Per superare la grave crisi sociale ed economica nel gennaio 1978 Berlinguer incontrò il Presidente della D.C. Aldo Moro, evidenziando l’opportunità di una partecipazione del P.C.I. al Governo del Paese ma la discussione politica fu vanificata dal barbaro assassinio di Moro da parte dei terroristi delle Brigate Rosse dopo il quale Berlinguer dichiarò che “tutte le energie devono essere unite e raccolte perché l’attacco eversivo sia respinto adottando tutte le iniziative e tutte le misure opportune per salvare le istituzioni e per garantire la sicurezza e l’ordine democratico”, riaffermando la piena condanna contro il terrorismo e contro le posizioni estremiste in difesa dello Stato democratico e delle sue Istituzioni anche dopo il vile assassinio nel 1979 dell’operaio e sindacalista comunista Guido Rossa da parte dei terroristi delle Brigate Rosse. Dopo questi tragici eventi Berlinguer incontrò più volte, nella massima riservatezza, Giorgio Almirante, segretario del M.S.I., per cercare di fermare il grave pericolo per lo Stato democratico che proveniva dalla violenza di ogni estremismo eversivo.
Nel 1981 riconobbe con grande onestà intellettuale che “la capacità propulsiva di rinnovamento delle società che si sono create nell’Est europeo è venuta esaurendosi. Una spinta propulsiva che si è manifestata per lunghi periodi e che ha il suo inizio nella Rivoluzione d’Ottobre. Oggi quella fase si chiude. Noi pensiamo che gli insegnamenti fondamentali che ci ha trasmesso Marx conservino validità ma che vi sia una parte di questo insegnamento che debba essere abbandonato in società economicamente sviluppate e democratiche”.
In due famose interviste rilasciate all’Unità nel 1980 e a “La Repubblica” nel 1981 Berlinguer sollevò per primo la necessità di affrontare la “questione morale” nella vita politica ed economica italiana: “I partiti non fanno più politica. Grandi dibattiti, grandi scontri di idee, anche se diverse, col proposito di assicurare il bene comune. E tra avversari ci si stimava. Oggi i partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, senza perseguire il bene comune. I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal Governo. Hanno occupato gli enti locali, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la RAI TV, grandi giornali. (…) La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera, la questione morale fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti e delle loro correnti, ecco perché la questione morale è il centro del problema italiano”.
Il suo pensiero politico può essere così sintetizzato: “Noi pensiamo che lo sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell’economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l’iniziativa individuale sia insostituibile, che l’impresa privata conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà non funzionano più e che quindi si possa e si debba discutere in quale modo superare il capitalismo inteso come sistema, giacché esso sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati”.
Al suo funerale, svoltosi a Roma il 13 giugno 1984, con il grande Presidente della Repubblica Sandro Pertini commosso come non mai, partecipò più di un milione di persone; mai nell’Italia repubblicana vi era stata una manifestazione di tale ampiezza per un uomo politico! Alla camera ardente di Berlinguer presso la sede storica del P.C.I. il segretario del M.S.I., Giorgio Almirante, disse: “Sono venuto per salutare un uomo estremamente onesto” e il comandante dell’Arma dei Carabinieri, Generale Riccardo Bisogniero, dichiarò che Berlinguer “Non era soltanto il leader di un partito politico ma un punto di riferimento per la democrazia italiana”!
Nel vuoto deserto della recente politica italiana, con mediocri figure politiche spesso attente più ai loro interessi privati e personali, se non addirittura aziendali, che non al Bene pubblico e comune di tutti, un uomo vero e onesto come Enrico Berlinguer ci manca davvero tanto”!
Alberto Morandi
Laveno Mombello (VA)



Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.