Fondazione Blini, “azzerare e ripartire da capo”
Da sinistra si ripete la richiesta: stavolta a ribadirla è il Comitato antifascist
Sulla vicenda della Fondazione Blini interviene anche il Comitato Antifascista, da sempre fra i critici, su base strettamente politica, dell’operazione voluta a suo tempo dalla Provincia. "Ancora una volta" lamenta il gruppo che ha per portavoce Elis Ferracini, "si è parlato, a nostro avviso, di giovani come di una categoria antropologica e, ad un anno dalle amministrative locali, target e brand su cui convergere in maniera preoccupantemente bipartisan". Insomma: troppo volemose bene per un comitato che ha sue idee chiare fin dal nome su chi può esserci, e chi no.
"Si sono scomodate belle parole quali cultura ed educazione e nonostante a parlare in merito fossero esponenti di partito e formazioni schierate o connotate, ci si è scapicollati per allontanare ‘la politica’. Ci chiediamo come sia possibile che questa Fondazione, prodotto di vertice e dal procedere indefinito, mantenga le promesse di neutralità fatte quando già l’intitolazione fa riferimento ad una persona, Blini, che fu decisamente schierato". Fatta questa premessa a chiarimento delle rinnovate perplessità, il comitato torna al suo bersaglio: Comunità Giovanile, di cui Blini fu fondatore. "In assenza di un progetto chiaro esprimiamo una sincera preoccupazione riguardo ai messaggi socioculturali che potrebbero veicolarsi da tale realtà (la Fondazione ndr) dove preponderante potrebbe essere la presenza e l’esperienza, lo ‘stile’ potremmo dire, di Comunità Giovanile, garantendone e amplificandone lo status quo ante, ovvero la posizione di sostanziale privilegio concesso alle loro proposte, mentre altre, che provengono da associazioni o realtà informali come la nostra faticano a trovare luoghi di espressione e realizzazione". E proprio dalla richiesta di un luogo di espressione nasceva la serie di sfoghi e scambi fra le parti in causa che ha rilanciato la questione della Fondazione Blini.
"Ci pare continui il deficit locale di democrazia e pluralismo, a vantaggio del dominio di un unico pensiero e modo" lamenta il Comitato antifascista, rivolgendo la sua riflessione a chi per sensibilità, "a partire dal Sindaco", ha mostrato "vicinanza di senso" e proficua collaborazione in recenti occasioni pubbliche (Festa della Liberazione e dintorni). La proposta del Comitato è quella, già più volte espressa da sinistra, di azzerare tutto e di ricostruire "con più soggetti e diversi e con un tempo congruo ed ‘extraelettorale’", le premesse per allargare la base di partecipazione. Tutto per un luogo d’incontro "che espliciti da subito visioni e valori di riferimento (per noi sono molto chiari, fuori da ogni ambiguità e selettivi), che parli alla città e in cui la città si parli, in cui i giovani non siano i ‘gggiovani’, numeri o tessere da animare, ma nomi e facce ed identità in divenire, soggetti da conoscere e riconoscere, cittadini fra gli altri e con altri bisogni ed esigenze, con cui interloquire, sapendo ascoltare storie, sogni e desideri, accettare anche tensioni e rotture, di cui ognuno di questi giovani è portatore e per rendersi risorsa per questa città che può essere migliore".
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