Vicenda Corte dei Conti, “la dignità non ha prezzo”
Continua il fermento fra i dipendenti del comune, decisi a resistere in tribunale alle richieste di restituzioni
C’è rabbia ma non certo rassegnazione fra i dipendenti del Comune di Busto Arsizio alle prese con le pesanti conseguenze delle promozioni irregolari accertate dalla Corte dei Conti. La prospettiva di dover restituitre cifre per una media di quasi tremila euro a testa grava su persone in media non certo ricche, e fra recriminazioni e la difficoltà di orientarsi in un labirinto di norme non è facile tenere dritta la barra e cercare soluzioni. Ci stanno provando i sindacati presenti nella Rsu comunale, fra cui SdL-Intercategoriale che giovedì ha chiamato a raccolta i suoi iscritti al Museo del Tessile in un incontro cui hanno preso parte in un centinaio. Con loro le avvocatesse Daniela Carlesso e Alessandra Scaltritti che spiegavano i passi da intraprendere. L’intenzione dei lavoratori è infatti quella di resistere in tribunale alle richieste di restituzioni: la sensazione di non avere colpa in questa vicenda è diffusa e pienamente comprensibile, non si manda giù di dover rispondere di errori imputabili ad altri.
Fare opposizione legale è l’unica alternativa al pagare le cifre richieste: il Comune, per parte sua, ha fatto in modo di non richiedere immediatamente il dovuto, lasciando la possibilità dei ricorsi. Il problema è che si è di fronte ad oltre un milione di debito complessivo, cifre erogate, come chiarivano le legali, senza titoli adeguati. «La dignità non ha prezzo» il messaggio più forte giunto dai sindacalisti, impegnati a spiegare ai colleghi la situazione e la necessità, senza andare a rivangare le pillole amare mandate giù in passato, di controbattere sul piano legale. Per ora, contestando le restituzioni; e non necessariamente in seguito, rivalendosi contro le responsabilità individuali che emergeranno.
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