Loki
Racconto di Susanna Pasqualetto
Quella mattina erano arrivati gli operai che ci dovevano rifare il tetto. Ti avevo salutato con una carezza ed ero andata al lavoro, tu sonnecchiavi sul letto. Al mio rientro non c’eri più.
Oggi è sabato, sono già passati tre giorni. Il tempo scorre e la tristezza mi intorpidisce l’anima. In paese è calata la quiete. Tra le mura di casa sento il campanile che sussurra la mezzanotte. Resto in ascolto, mi privo anche del respiro. Ho bisogno di sentire il più flebile rumore, ma tutto tace. Voglio alleggerire il dolore che mi comprime il cuore, prendo carta e penna e inizio a scrivere di te.
Caro Loki, mi manchi molto, non sei ancora tornato. Piccolo “Saccottino bianco”, ti chiamo così da quando hai superato i cinque chili. Sei un bel gattone con il musino ancora da cucciolo. Dove sei? Ti ho cercato ovunque. Non è possibile che tu sia svanito nel nulla. Immagino il tuo spavento quando hai sentito tutto quel rumore, il grosso camion, la gru, la squadra di uomini che montava l’impalcatura. Sei sempre stato un gatto fifone, ma solo con le persone estranee. La prima sera, quando non sei rientrato a casa, ho pensato di tutto, addirittura che ti fossi lanciato giù dalla terrazza del secondo piano. E che eri ferito, o che qualcuno ti aveva portato in un’altra casa. Poi, quel leggero miagolio e quei tonfi sordi mi hanno fatto sperare. Forse, ti eri nascosto nel sottotetto. Ho chiamato i pompieri, ma non ti hanno trovato. Che delusione!
Mentre scrivo di te, il ritmo delle lacrime macchia il foglio bianco.
L’orecchio è sempre teso verso il silenzio, ma il rombo di un motorino interrompe la pace.
Shhhhhhh! Fate silenzio!
Cammino per casa, inciampo nel tappeto, accendo la luce, sbatto contro a una sedia.
Lokiiiii! Piccolo mio! Fatti sentire!
Un leggero miao di risposta mi lascia incredula. Il suono sembra uscire dal muro sopra al divano. Appoggio l’orecchio alla parete e ti chiamo. E tu mi rispondi. Miaooo!
Non ci posso credere. Il terrore si mescola alla disperazione. Quasi mi sento male. La mente rumoreggia senza fine e in petto il battito accelera. L’ansia cresce e nelle vene un mare in burrasca. Pronto, il mio gatto è imprigionato nel muro. Probabilmente è caduto in una vecchia canna fumaria e non può più uscire. Vi prego mandatemi i vigili del fuoco.
I pompieri arrivano con le sirene spiegate, dopo accurati controlli rompono il muro della sala con una grande mazza e tra la polvere e i pezzi di macerie traggono in salvo il mio Loki. Ti stringo forte fra le braccia, e tra lo schiocco dei baci e il tuo miagolio sento il pulsare veloce del tuo cuoricino impaurito. Stai tranquillo “Saccottino” mio.
Racconto di Susanna Pasqualetto (www.ilcavedio.org)
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