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Crisi energetica = Crisi economico – sociale? Rimedi e Prospettive

energia eolica eolico
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16 Settembre 2022

Gentile redazione,

Riprendendo il tema della questione energetica, che ho trattato recentemente, desidero approfondire alcune tematiche anche nella prospettiva di vedere presto varare piani energetici di livello europeo, nazionale e regionale. Questione gas metano : sono assolutamente convinto che il metodo della mediazione economica su un mercato unico sia assolutamente deleteria come lo è per il mercato agricolo dove il produttore è costretto a vendere al mediatore a prezzi infinitesimi ed il consumatore è costretto a pagare prezzi esorbitanti rispetto a quello di partenza; in questo gioco agricoltori e consumatori sono assolutamente perdenti con gravissimi danni economici per entrambi mentre i mediatori fanno soldi a palate. Sul mercato del gas a pagare è solo il consumatore finale dato che il produttore può mantenere tranquillamente i propri depositi di gas (sono lì da milioni di anni e lì possono restare tranquillamente) al contrario dell’agricoltore che si trova, spesso, prodotti deperibili (frutta, ortaggi, uova, etc.) che è costretto a vendere velocemente accettando il prezzo imposto dal “Mercato”. Tralasciando i vantaggi (che evidentemente ci sono e consistenti, con ogni probabilità) che la sede del mercato unico porta a casa (Amsterdam – Olanda dove opera una società olandese nella gestione degli scambi dei contratti i così detti : “Futures”) boicottando ogni tentativo di porre un tetto al prezzo e di cui ci ricorderemo quando al supermercato troveremo prodotti provenienti da quella regione, è evidente che questa situazione andrebbe sbloccata mediante l’azione di un governo forte che ci svincoli da questi lacci e ci consenta di trattare direttamente con i produttori oltre ad impiegare le disponibilità esistenti ed effettivamente disponibili sotto il “Mare nostrum”. L’azione di un governo italiano forte che sappia pestare i pugni sui vari tavoli europei delle decisioni (dove non siamo evidentemente mai stati assistiti adeguatamente dai politici e nemmeno dai tecnici) penso sia assolutamente velleitaria allo stato attuale, improbabile, a mio modesto parere, anche dopo le prossime elezioni politiche anche nell’ipotesi di una vittoria dei “Duri”. C’è poi da considerare il ruolo di ENI (che poi è lo stato italiano essendo il maggior azionista con il 30% c.a. di azioni) in questi giochi : tra produzione e commercio dell’idrocarburo gas metano, e qui il dubbio sorge spontaneo (come diceva un tale …).

C’è da chiedersi se gli aumenti vertiginosi delle bollette del gas e dell’energia elettrica (tolti gli incrementi strettamente dovuti agli effetti diretti ed indiretti della guerra russo – ucraina sul mercato globale del metano) non siano in effetti un metodo indiretto di tassare gli italiani, ovvero un prelievo forzato sul famoso “Tesoro” del risparmio nazionale privato fermo restando che una simile azione scellerata colpisce anche e soprattutto chi di risparmi non ne ha proprio e tira a campare anche con uno o due stipendi in casa ovvero vive già di stenti con introiti minimali. Voglio credere che questi “Brutti pensieri” siano solo fantasie negative legate a questo frangente storico particolarmente difficoltoso tra pandemie che non accennano a terminare ed eventi climatici estremi che si susseguono incontrollabili su tutto il pianeta e che in effetti ci si trovi tutti succubi di una situazione internazionale difficile e pericolosa con una guerra che non accenna a concludersi ad altri venti tempestosi che già soffiano impetuosi su vari scenari o che premono desiderosi di abbattersi su queste o quelle genti. Sarebbe, quindi, il caso di impegnarsi per risolvere le diatribe con la diplomazia invece che con missili, sanzioni economiche e contro- sanzioni che stanno uccidendo migliaia di persone, i primi, e mettendone in ginocchio milioni le seconde. Questione energia elettrica : verificata la necessità (come avevo previsto nell’ultimo articolo) di un razionamento delle forniture elettriche (in sostanza una minor potenza disponibile pro-capite in determinati intervalli nelle 24 ore : in pratica a livello di nucleo familiare in alcuni momenti della giornata invece di avere la normale potenza di 3 KW sarebbe disponibile una quota inferiore, diciamo 1,5 / 2 KW, con la necessità di limitare l’uso degli elettrodomestici), considerato che il prezzo di produzione da fonti rinnovabili non dovrebbe essere diverso da quello “Pre – crisi” come quello da fonti fossili come il carbone ed i derivati del petrolio, ribadisco che le centrali a gas dovrebbero essere al momento spente rimettendo in attività quelle dismesse da ENEl negli ultimi anni su ordine politico che andrebbero a compensare almeno una quota significativa della domanda elettrica complessiva (1/3 c.a. dei 40 GW c.a. sottratti da quelle a gas) del paese insieme alla potenza dei comparti dell’eolico e del fotovoltaico praticamente non considerati nella stima della potenza complessiva installata in Italia ma che nel solo 2021 hanno visto l’ingresso di circa 1 GW di potenza (fonte canale energia).

L’eventuale delta energetico mancante comporterebbe un sistema di razionamento come quello sopra descritto se non fosse possibile acquisirlo sul mercato europeo se economicamente conveniente. In un tale contesto occorrerebbe una stretta collaborazione tra le industrie grandi consumatrici di energia elettrica che dovrebbero spalmare la produzione (qualora non lo facessero già) nelle 24 ore sfruttando le maggiori disponibilità notturne e la produzione idroelettrica da invasi con particolare interessamento di impianti come quello di Roncovalgrande (1 GW c.a. di potenza) sul lago Maggiore (comune di Maccagno con Pino e Veddasca) dove l’acqua viene pompata, nottetempo a costi ridotti, nel bacino posto in quota del lago Delio per poi essere turbinata nella giornata successiva nei momenti di forte richiesta. Naturalmente ci dobbiamo chiedere come reagirebbero i proprietari delle centrali a gas, in buona parte private, che, evidentemente, si opporrebbero ad un simile provvedimento e quali siano le motivazioni a giustificazione di tale agire e gli eventuali indennizzi che lo stato potrebbe riconoscere loro. La motivazione principale a fronte dell’opposizione di queste imprese che lamenterebbero gravi perdite rispetto agli investimenti fatti sarebbe quella dell’interesse generale (cittadini ed imprese) di poter offrire energia elettrica a prezzi accettabili da tutti a scapito del loro profitto considerando anche il principio del “Rischio d’impresa” : l’imprenditore investe assumendosi tale rischio, nel caso il prezzo alle stelle del gas che rende il suo prodotto, al momento, fuori mercato. Lo stesso rischio, se vogliamo, se lo assume chi costruisce centrali eoliche o idroelettriche in caso mancanza di vento (quest’anno, per esempio, probabilmente assai meno disponibile rispetto alla norma) o di acqua (come è capitato quest’estate a numerosissime centrali ad acqua fluente poste su torrenti e fiumi in gran secca). Lo stato, per altro, potrebbe anche considerare di riconoscere un indennizzo minimo a tali realtà ovvero considerare l’opportunità di espropriarle per pubblica utilità dato il carattere strategico di tali impianti. Devo ancora sottolineare, infine, la necessità di sbloccare decine di progetti di parchi eolici (ribadisco i circa 100 MW di potenza di alcuni parchi eolici di cui ho seguito l’iter autorizzativo sotto il profilo della compatibilità ambientale) che giacciono nel “limbo” invece di essere in esercizio ed erogare da anni energia elettrica rinnovabile per milioni e milioni di chilovattora per lo più bloccati, tramite perversi meccanismi burocratici talvolta “Anche” diretti da “Intenzione umana”, per volontà di quelle stesse organizzazioni che reclamano quotidianamente la de – carbonizzazione del mondo intero.

Ancora, sempre per citare fatti direttamente connessi al problema energetico, è il caso del comparto idroelettrico completamente bloccato da norme insostenibili per l’investitore ed assolutamente inefficaci per la tutela ambientale come l’indicatore di PORTATA MASSIMA imposto dalla nuova metodologia ERA che rappresenta di fatto la NEGAZIONE delle DERIVAZIONI a SCOPO IDROELETTRICO e di conseguenza il decadimento DEFINITIVO del SETTORE; concetti che ho avuto modo di esporre, insieme a tecnici ed imprenditori, direttamente al presidente di Regione Lombardia nello scorso febbraio invitandolo, insieme ai Suoi assessori di riferimento, ad intervenire al fine di rilanciare, con interventi concreti nei confronti del legislatore, un comparto che, pur nella concreta e ragionevole tutela degli ecosistemi acquatici (da me amati fin dalla fanciullezza), può ancora fornire interessanti quantitativi di energia da fonte rinnovabile (si pensi che nella sola alta provincia di Varese sono disponibili progetti in grado di erogare da 25 a 30 milioni di chilovattora annui). La situazione è di assoluta difficoltà per le imprese e, in prospettiva, per le famiglie e, se per le forniture di gas si potrà solo limitare i danni, magari passando (chi può) su mercati alternativi per il riscaldamento domestico (anche il mercato dei pellet, tuttavia, ha visto i prezzi più che raddoppiati!), per quello dell’energia elettrica si deve intervenire con decisione immediatamente riportando il prezzo del Kwh entro limiti ragionevoli e rivedendo su quest’ultimo tutte le fatture degli ultimi sei mesi almeno, pena una crisi economico – sociale tremenda che potrebbe portare a scenari che nessuno vorrebbe auspicare.

Valerio Montonati, agronomo

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