Il rapporto tra Stato e Chiesa e la libertà individuale
L'intervento del Coordinatore del Circolo Provinciale dell'UAAR di Varese sulla vicenda di Samuele, il ragazzo di Arcisate che ha chiesto di essere sbattezzato
Gentile Direttore,
la storia di Samuele è emblematica di come lo stato di confusione che si è oramai generato tra Stato e Chiesa, affondando le sue radici nei diversi concordati stipulati tra Stato e Vaticano, provochi solo guasti nelle libertà individuali.
E’ bene chiarire che la Chiesa vive principalmente dei soldi pubblici, soldi prelevati dalle tasche dei cittadini con l’8×1000 (ed il suo perverso meccanismo e su cui ci sarebbe da scrivere troppo), con le esenzioni IRPEF sulle donazioni, ICI e IVA su terreni e fabbricati, le riduzioni del 50% dell’IRES e dell’IRPEF, con i finanziamenti per l’edilizia di culto prelevata dagli oneri di urbanizzazione secondaria. Tali finanziamenti non derivano da esplicità volontà dei cittadini (come noi dell’UAAR crediamo sia giusto e come in altre nazioni, come la Germania, viene fatto) ma da imposizioni dello Stato a tutti, credenti e non credenti.
Lo Stato, quindi, continua a finanziare beni che altri (la Chiesa) posseggono e servizi che altri (sempre la Chiesa) erogano, potendo questi anche decidere, come nel caso di Samuele, chi è degno e chi no di usufruirne: lo Stato regala soldi alla Chiesa senza pretendere che l’uso che ne viene fatto sia un uso sociale e non riservato ai credenti delle varie confessioni. Gli oratori non fanno eccezione. Lo Stato, che finanzia gli oratori, non ha giurisdizione su di essi e quindi il parroco, in questo caso, decide chi può e chi non può usufruire dei soldi dello Stato, dei genitori di Samuele che hanno dato anche il loro contributo (forzato, ovviamente).
E’ oramai giunto il momento di riprendere l’argomento Concordato, di prendere quell’8×1000 e di assegnarlo ai cittadini che decidano a chi darlo. Si vedrà allora se è vero che la maggioranza dei cittadini è dalla parte della Chiesa oppure no. Si vedrà allora qual è il reale rapporto di forze tra Stato e Chiesa, si vedrà allora se i cittadini sceglieranno una Chiesa che non si limita a diffondere la sua etica all’interno del circolo dei credenti, ma pretende di imporla tramite leggi dello Stato. Gli esempi del Testamento Biologico (la CEI ha scritto la velina che il Senato della Repubblica ha sempicemente trascritto, pur cosciente che si tratta di un testo anticostistuzionale), dei PACS (poi DICO, poi CUS), via via edulcorati per compiacere all’oltretevere, e che comunque non hanno trovato la luce testimoniano che non c’è più tra Stato e Chiesa quella sana separazione che vede protagonisti entrambi nei propri ambiti.
La storia di Samuele, che abbiamo conosciuto a dicembre e che ha chiesto a noi consiglio sullo sbattezzo, la conosciamo bene. Ieri sera ci siamo incontrati per farci raccontare da lui come sono andate le cose. Il parroco ha ricevuto da Samuele la lettera standard prelevata dal sito nazionale UAAR, non una lettera minatoria. Le parole del parroco da voi riportate sono deliranti. Mentre il Vaticano almeno finge di voler instaurare rapporti civili con gli atei con il "cortile de’ gentili", questo signore pretende di decidere come gli altri debbano comportarsi. Immagino faccia lo stesso con i musulmani: anche a loro sarà impedito di frequentare l’oratorio. O forse no? Forse l’importante è che si creda in qualcosa, che si accetti l’idea dell’uomo sottomesso ad una entità superiore e che quello che dà fastidio sia il fatto che qualcuno si professi ateo e si sbattezzi. L’apostasia in altri paesi è punita con la pena di morte; prendiamo atto che qui da noi, bontà loro, ci si "limita" ad emarginare le persone.
L’UAAR non farà mancare a Samuele ed agli altri come lui il suo supporto.
Antonio D’Eramo
Coordinatore del Circolo Provinciale dell’UAAR di Varese
Gli articoli sulla vicenda di Samuele:
"Sono sbattezzato, il parroco mi ha allontanato dall’oratorio"
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