La Lega non ha salvato Malpensa

Alessandro Alfieri racconta la storia dell'aeroporto che, a suo parere, il governo ha abbandonato a se stesso




Esattamente un anno fa la Lega Nord proclamava la “salvezza” di Malpensa. Il 9 gennaio 2009 veniva approvato l’emendamento leghista “salva Malpensa” che avrebbe dovuto attivare in tempi brevi la rinegoziazione degli accordi bilaterali per ampliare il numero dei vettori ammessi a operare sulle rotte nazionali internazionali ed intercontinentali. Pochi giorni dopo Cai (Compagnia aerea italiana) annunciava che partner della nuova Alitalia sarebbe stata Air France-Klm e non – come auspicato dal cosiddetto “partito del Nord” – Lufthansa. Grandi promesse sul futuro aeroportuale italiano: aumento delle tratte internazionali su Malpensa (da 3 a 14) e pari dignità nella funzione di hub fra Fiumicino e Malpensa.

A che punto siamo oggi? Fermi, se non un passo indietro. A maggio CAI – Alitalia ha deciso definitivamente di puntare su Fiumicino. Il governo ha avvallato questa scelta: ha permesso il declassamento di Malpensa e non ha mosso neanche un dito per fare l’unica cosa che serve per far ripartire lo scalo varesino: rinegoziare gli accordi bilaterali. Si tratta di uno dei peggiori fallimenti della Lega Nord in provincia di Varese e in Lombardia.
Parlano chiaro anche i numeri. Rispetto all’anno precedente, nel 2009 si è registrata una perdita nel traffico passeggeri pari all’8,5% passando da 19.000.000 a 17.500.000 fra arrivi e partenze. Lascia perplessi anche il dato relativo alla quota di mercato di Alitalia su Malpensa, pari al 9%. Ad oggi quindi la prima compagnia presente nello scalo varesino è una low cost, ovvero Easy Jet, che detiene il 27%. È evidente quindi l’assenza di una strategia del Governo per rilanciare l’aeroporto. Senza contare poi l’impatto che questa gestione ha avuto sull’occupazione: i sindacati parlano oggi di 700 dipendenti in cassa integrazione e di 2.800 in cassa integrazione in deroga nell’indotto.

Durante quest’anno, il governo di Berlusconi e Bossi, con l’acquiescenza del Governatore Formigoni, si è limitato a proteggere gli interessi della neonata CAI e del nuovo partner francese. Da una parte, ha conferito – con il blocco per tre anni della valutazione antitrust – il monopolio di fatto della tratta Milano Roma, con l’inevitabile conseguenza dell’aumento delle tariffe a carico dei consumatori. Dall’altra, per “ripagare” l’investimento di Air France il governo non ha rivisto gli accordi bilaterali sulle tratte più redditizie.
Quando, invece, è solo attraverso un piano complessivo di ridefinizione degli accordi bilaterali sui diritti di volo che si potranno convincere le compagnie straniere ad investire su Malpensa, rilanciando lo scalo. Questa è la linea che il Partito Democratico sostiene da tempo, come hanno ribadito oggi a Malpensa Pierluigi Bersani e Filippo Penati.

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Pubblicato il 11 Gennaio 2010
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