Mimmo Morena gioca per noi Napoli-Cimberio
Il doppio ex gioca ancora a Ostuni, in serie A dilettanti. «Domenica partita aperta, Varese ha un'arma in più in Pillastrini». E ricorda: «Mi commuovo ancora se ripenso alla "MacaMorena" che si cantava a Masnago
Se c’è un giocatore che in tempi recenti ha unito sotto canestro due realtà diversissime come Varese e Napoli, questo è Domenico "Mimmo" Morena. Il lungo nato in Germania che infiammò per due anni il pubblico di Masnago con la sua simpatia, è ricordato anche per essere stato il capitano dei partenopei che sollevò una storica Coppa Italia disputata a Forlì nel 2006. Oggi, a 39 anni, Mimmo gioca ancora a Ostuni, squadra di altissima classifica nel girone B della Serie A dilettanti (la ex B1) dove non ha perso il vizio di fare canestro in particolare dall’arco dei tre punti (14,3 punti con il 40% da 3).
Siamo alla vigilia di Napoli-Varese, che partita sarà per il "doppio ex" Mimmo Morena?
«Innanzitutto non chiedetemi un pronostico, perché l’unico che mi sento di fare è quello per una bella partita, piacevole per i tifosi. Io ho nel cuore entrambe le squadre, perché ho vissuto momenti bellissimi sia in una città sia nell’altra. Posso dire che Napoli, se potrà far giocare Trevis Best, avrà un’iniezione di esperienza che serviva tanto a una squadra come la Martos. La Cimberio a sua volta vorrà continuare a fare bene e quindi ne verrà fuori una partita da giocare a viso aperto».
La situazione di Napoli non è delle più semplici: cosa si sente di dire a riguardo?
«Dopo un anno di assenza dalla A1 Napoli aveva bisogno della massima serie ma purtroppo il momento non è certo dei migliori. A me spiace molto per la gente, per una tifoseria con cui ho un legame strettissimo di affetto e che in questo momento soffre tanto per la situazione».
Varese invece è allenata da un suo vecchio amico, Stefano Pillastrini. Cosa ne dice?
«Era stato il mio coach a Forlì, nel ’97/’98: una persona squisita, umile, in gamba. Era ancora molto giovane ma lo trovai già preparatissimo, anche se aveva poche esperienze di alto livello. Ora a quella base ha aggiunto l’esperienza, è un grande tecnico e i risultati raggiunti a Varese confermano che sta facendo molto bene».
Lei ha lasciato la nostra città ormai da dodici anni. Cosa le è rimasto della sua esperienza biancorossa?
«Tantissime cose. Varese è stato il club più prestigioso per il quale ho giocato, mi ha permesso di fare pallacanestro ad alti livelli in un ambiente dove la gente è calda, competente e molto vicina alla squadra. Mando anzi un saluto ai tifosi, perché il mio ritorno a Masnago fu indimenticabile, con il palazzetto intero che intonò la "MacaMorena", un coro che mi è rimasto nel cuore. Poi arrivai in città sposato da poco, il mio figlio maggiore mosse lì i primi passi e con alcune persone come Alessandra e Patty Pilone e le loro famiglie sono ancora in contatto oggi».
Lei intanto, a Ostuni, non ha perso il vizio di giocare e fare canestro.
«È il mio terzo anno qui e sono orgoglioso di essere il capitano di questa squadra con cui ho centrato la storica promozione in A dilettanti, una bella salvezza l’anno scorso e con cui ora siamo in testa alla classifica. Mi sono trasferito qui con tutta la famiglia e sono felice di questa scelta».
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