Grazie Presidente Napolitano!
Dopo le parole del Quirinale contro intolleranza e xenofobia
Riceviamo e pubblichiamo
Grazie, Presidente!
Credo doveroso rivolgere pubblicamente al
Ci riferiamo ovviamente a quella parte del discorso che istituzionalmente più ci preme per la consonanza delle idee e delle istanze cui fa riferimento l’Anpi nella sua azione politica, dispiegata in conformità delle premesse costituzionali poste a fondamento della sua stessa ragion d’essere.
Quando il Presidente infatti esprime il suo pensiero intorno alla necessità di «combattere la povertà, creare opportunità», Egli raccomanda come
«L’azione pubblica deve pertanto impegnarsi a smantellare questi meccanismi e a ideare ed introdurre, al loro posto, strumenti che potenzino le capacità di coloro che rischiano di essere lasciati indietro. Come sappiamo, povertà e disuguaglianza sono strettamente connesse, quindi le misure rivolte a ridurre la povertà e quelle contro l’esclusione sociale devono andare di pari passo. Solo in questo modo si può evitare che coloro che si trovano in fondo alla scala sociale rimangano confinati in quella posizione. Questo è tanto più importante nei nostri paesi dove le differenze in termini di origini etniche, religiose e culturali sono aumentate. Qui, il rischio che queste differenze si traducano in un fattore di esclusione è sempre presente ed è aggravato dal diffondersi di una retorica pubblica che non esita – anche in Italia – ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia
Coglie, il Presidente, l’essenza del clima che va diffondendosi nel Paese nella sostanziale indifferenza dei poteri istituzionali, distratti forse da altri obiettivi o – ma questo sarebbe davvero nefasto – convinti della necessità di introdurre nella società italiana “accenti di intolleranza o xenofobia”, come sembra dimostrare la pervicace volontà di definire in una legge sulla sicurezza, e/o su maldestre aspirazioni a paventate improbabili apartheid sui mezzi pubblici milanesi, una nuova, inquietante classificazione delle persone in base alla loro cittadinanza, e quindi razza, religione o censo. Una riedizione, per certi versi, come da molti osservatori politici evidenziato, di famigerate leggi razziali condannate dalla Storia e, prima ancora, dal buon senso e dalla Ragione.
E’ stato allora facile profeta chi da anni si batte contro il pericolo di questa sottile, insidiosa “incultura”, profetizzandone lo sviluppo abnorme che è oggi sotto gli occhi di tutti.
L’
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