Ricordo dei martiri delle foibe
13 Febbraio 2007
La giornata che ricorda la pulizia etnica operata nei confronti di tanti Italiani delle terre di Venezia-Giulia, Istria, e Dalmazia è giunta in ritardo.
Questo ritardo è imputabile ad un realismo politico che ha sacrificato la storia e la stessa identità nazionale .
La sinistra in questo ha grosse responsabilità causate da sudditanza ideologica e politica e dal venir meno del senso risorgimentale di patria.
Tuttora, nonostante le apprezzabili iniziative, vi sono ritardi non giustificati nell’omaggio ai tanti caduti e perseguitati.
Dopo la tracotanza di una guerra di aggressione alla Jugoslavia quelle popolazioni sono state abbandonate a se stesse in balia delle armate di Tito.
In quegli stessi territori nazisti e fascisti, anche locali, nonché purtroppo gli eserciti italiano e tedesco, avevano operato soprusi e massacri sulla popolazione slava che a sua volta si massacrava al suo interno a seguito di odi etnici mai sopiti che sono poi riemersi con la loro ferocia negli anni novanta.
Dobbiamo ricordare quei tempi e quei luoghi, dobbiamo incontrarci con i profughi che ci sono ancora, anche a Varese, e che conosco fin da piccolo essendo mia nonna profuga in fuga da una Zara distrutta dai bombardamenti inglesi sulla popolazione inerme e nella quale, in assenza di foibe, molti venivano gettati in mare con una pietra al collo. Se ascoltassimo questi profughi capiremmo che questa giornata deve costituire un omaggio di tutti noi senza che tenti di appropriarsene una parte soprattutto se questa affonda le proprie radici in quei vent’anni di buio.
L’unità europea (la Slovenia ne fa già parte) potrà aiutare a superare antichi e radicati dolori verso una fratellanza che è l’unico sbocco della civiltà. Allora sarà però indispensabile riconoscere anche i diritti calpestati.



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