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Ville Ponti, “Il turismo congressuale non è l’unica risorsa”

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19 Ottobre 2006

Egregi Signori,
abbiamo letto le dichiarazioni del Presidente della Camera di Commercio di Varese, che legge p.c., secondo le quali l’Ente Camerale locale ripresenterà il progetto per edificare un albergo a margine del parco delle Ville Ponti e che se non si insistesse a battere questa strada, si rischierebbe di dare una spallata alla vocazione turistico-congressuale varesina.
Innanzitutto, Varese, città-giardino ha come risorsa certamente il turismo congressuale (lo ammetto: rientro nel novero di coloro che concordano sulla necessità di sviluppare questo settore) ma, soprattutto, ha quello convenzionale.
Non stiamo facendo dell’accademia bensì trattando di obiettivi per concretizzare i quali pare manchi davvero poco temporalmente come politicamente.
E’ di pochi giorni fa, infatti, la notizia che la parte italiana del monte Orsa, attraverso i suoi comuni, si sta organizzando, con dovizia di studi, per ottenere il riconoscimento da parte di Unesco quale “Patrimonio dell’umanità”;
è invece di alcuni mesi fa la conferenza stampa di Varese europea (alla quale questa associazione è socia) con la quale veniva data notizia del conferimento alla Professoressa Kirova (Esperto Unesco, Docente presso il Politecnico di Torino) di un incarico per la redazione del Piano di gestione del Sacro monte di Varese.
Vigila sull’iniziativa varesina e la dirige, con molta decisione e cognizione di causa, la Soprintendenza regionale Lombardia.
Interessate (e coinvolte) nelle stessa, sono anche altre istituzioni superiori, tra le quali c’è, naturalmente la Provincia di Varese.
Questo lo specifico per dire che il turismo congressuale non è l’unica risorsa nostrana e che la stessa non ha ragione per essere perseguita ad ogni costo dovunque e soprattutto a detrimento del turismo convenzionale. Tra queste due forme di sviluppo economico, vi dev’essere invece,complementarietà, rispetto e pari dignità.
E’ questa una condizione che viene da noi posta, come pure da molti altri.
Le Castellanza di Biumo Superiore, una tra le più antiche tra quelle che circondano il centro di Varese, ricca di testimonianze storiche, è potenzialmente di grande attrattività per il turismo convenzionale. E’sede, infatti, di ville e parchi tra i più rappresentativi della nostra città (villa Panza – in parte sede di museo d’arte contemporanea americana, villa Mozzoni, villa Ponti, villa San Francesco, villa Guicciardi, villa Banchieri, villa Bertini, villa Aletti, etc.) che meritano l’attivazione di iniziative volte a rendere possibile una loro fruizione coordinata da parte di un turismo rispettoso ed attento. Quello stesso turismo, che in Europa ha fatto la fortuna di molti siti con certo minor storia e tradizioni.
Presenze, quelle citate, che se adeguatamente accolte nel contesto cittadino, valorizzate e coordinate nell’ambito dell’esistente polo museale, dei percorsi culturali e “verdi” attivandi a livello provinciale, costituiranno una indubbia ricchezza per la nostra città e per chi l’abita e vuole frequentarla.
“Adeguatamente accoglierle”, non significa esclusivamente dotarle di collegamenti funzionali con la città, le stazioni ferroviarie, le principali arterie stradali e di strutture ricettive di servizio (in primo luogo parcheggi che a tutt’oggi ancora latitano anche a livello progettuale) ma, riteniamo noi, anche accrescere la qualità ricettiva dell’ambiente urbano e naturale in cui poste, nel massimo rispetto del suo valore storico e artistico e riqualificandolo come un sistema integrato e reticolare.
Che danni rischia di portare in questo contesto, che già soffre di alcuni grevi problemi un nuovo albergo?
In primo luogo questo non deve essere sovradimensionato rispetto ai luoghi in cui posto.
Il progetto della struttura alberghiera (per 150 stanze) che aveva vinto e che era stato bocciato dalla Soprintendenza, anche noi l’abbiamo giudicato negativamente per cercare di impedire la costruzione di un edificio privo di un adeguato valore architettonico, che per dimensioni o altre sgradevoli inadeguatezze non sapesse porsi con la doverosa delicatezza nel contesto ambientale e storico della Castellanza di Biumo Superiore, come detto sopra, ricca di suggestioni e relazioni paesistiche, rispettando tutte le preesistenze del quartiere.
La Camera di Commercio, poi, mai ha adeguatamente affrontato nei propri progetti, le questioni viabilistiche inerenti l’accesso all’albergo.
Il piano integrato di intervento presentato dalla Camera di Commercio, infatti, risolveva sì i problemi inerenti l’accessibilità allo stesso, ma non quelli causati dall’eccessivo traffico presente nella Castellanza di Biumo Superiore. Problemi da noi più volte (ma invano) ampiamente denunciati, sia per quanto riguarda la sua zona bassa sia per quanto riguarda la sua zona alta e che non sono stati neppure presi in considerazione.
Ci spieghiamo.
La zona bassa di Biumo S., di natura residenziale, già solcata da un traffico improprio, sarebbe stata invasa da camioncini, autobus ed autoveicoli di clienti e fornitori dell’albergo. La zona alta, anch’essa sarebbe stata soffocata da un forte incremento di mobilità privata causato da coloro che in auto avrebbero desiderato raggiungere la sala convegni.
Neanche, quindi, con il P.I.I., si erano risolti – bensì teoricamente peggiorati – i problemi delle strade di Biumo, già ora (e contro le direttive urbanistiche vigenti) invase da un traffico autoveicolare improprio fatto da coloro che vogliono evitare i semafori di viale Valganna, viale Ippodromo e viale dei Mille.
Un nuovo progetto dovrà tener conto di quanto sopra ma anche di altre questioni che devono essere trattate in modo esauriente ed anticipatamente allo stesso.
Queste sono, innanzitutto, la necessità che venga presentato dalla Camera di Commercio uno studio riguardo l’effettiva convenienza di costruire l’albergo per fare funzionare la sala convegni di Ville Ponti in un luogo ad essa molto limitrofo e non, come pensiamo, in altra parte di Varese collegabile con Biumo con un sistema di navette.
Ora poi che il Comune ha consentito si realizzino molti alberghi nuovi, di cui due molto vicini alle Ville Ponti, c’è effettivo bisogno di questo albergo?
In secondo luogo, va affrontata, con una tempistica precisa, e con un piano finanziario e un quadro progettuale concreto, la valorizzazione del contesto di Biumo Superiore, ampiamente, doverosamente e sostenibilmente sfruttabile turisticamente.
A questo proposito il Comune dovrebbe ottenere dalla Camera di Commercio, in breve, i finanziamenti per poter progettare con l’aiuto di esperti come questa Castellanza possa divenire ancor più attrattiva quale vero e proprio museo all’aperto, all’interno del quale andrebbe realizzato un percorso storico-architettonico-culturale e ambientale ad uso e consumo del turismo varesino, capace di illustrarne gli innumerevoli ed inestimabili tesori.
Non crediamo esistano dei ” poteri forti ” che siano contro l’albergo di Villa Ponti.
Riteniamo, invece, che il PII presentato dalla Camera di commercio di Varese, per quanto detto sopra, fosse incompleto, non affrontasse tutte le questioni inerenti la costruzione di un albergo in una Castellanza di grande pregio e che la competente Soprintendenza abbia fatto perciò bene a non dare autorizzazioni che avrebbero avuto il valore di una vera e propria cambiale in bianco.
Se si vogliono veramente affrontare i problemi di Varese, si sia pronti non soltanto ad ideare astrattamente delle soluzioni ma a governarle fino in fondo ponendo attenzione alle conseguenze che le stesse possono produrre non solo sulla città ma su base d’area incominciando da quelli inerenti l’accessibilità via treno all’aeroporto di Malpensa e a Lugano nonchè allo sviluppo economico, paesaggistico, alla presenza universitaria e a quelle culturali.

Arturo Bortoluzzi

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