A Malnate tornare a casa dev’essere un’esperienza emozionante?
29 Agosto 2006
Risiedo da più di un anno a Malnate, in via Verdi. L’accesso alla mia palazzina avviene da un grosso parcheggio comunale circondato da alberi e vecchie corti disabitate, sterrato e del tutto privo di illuminazione. Qualche mese fa una lettera al sindaco Olinto Manini, firmata da tutti i condomini, per chiedere che il parcheggio venisse illuminato. Prima delle ferie, miracolo: un palo all’ingresso del nostro vialetto. Io subito convinta che sarebbe diventato un lampione, ma un vicino meglio informato mi dice che servirà solo per far passare i cavi elettrici nel periodo di ristrutturazione degli edifici che circondano la mia palazzina.
Non ho mai avuto problemi, ma devo dire che tornare a casa la sera è un’esperienza che da un certo brivido. Anche perché, trattandosi di un parcheggio comunale, io non ho un posto auto riservato vicino all’ingresso della mia abitazione, e capita spesso che io debba lasciare l’auto dall’altra parte del parcheggio, in mezzo agli alberi, nel buio più assoluto, talmente buio che se incrocio un mio vicino non sono in grado di riconoscerlo (e di notte non è divertente incrociare uno sconosciuto in un parcheggio buio e deserto).
Concludo orgogliosamente con un luogo comune piuttosto di moda ultimamente (forse per l’escalation di aggressioni verso donne?!): il comune deve aspettare che succeda qualcosa prima di mettere un lampione in un parcheggio comunale?
Mi rendo conto che sia difficile spiegare ad un uomo quanto possa essere sgradevole la sensazione di sentirsi vulnerabili nei 40 metri che si percorrono tra la propria automobile e la porta di casa, ma credo che leggendo le cronache degli ultimi giorni chiunque possa accorgersi di come non si tratti solo di una sensazione dovuta all’eccessiva sensibilità d’animo femminile…
Ringrazio per l’attenzione e per lo spazio offerto al mio sfogo



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