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Bonus bebè, i processi? Giusti e legittimi

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25 Agosto 2006

«Bonus bebè, rischiamo di fare 30 mila processi».

“In provincia di Varese, dopo un’inchiesta della polizia, condotta in due uffici postali (Varese e Malnate), per 42 immigrati è scattata una denuncia alla magistratura per falsa dichiarazione, in quanto avrebbero barrato la casella della nazionalità sul modulo per ottenere i 1000 euro”.

Cosa si cerca di dire con una tale affermazione? Che nel caso dei poveri extracomunitari il valore della buona fede deve essere misconosciuto? Questa gente ha effettivamente commesso un reato di falsa dichiarazione e domani saranno tutti cittadini italiani. A uguali diritti uguali doveri.
La Signora Donatella Poretti della Rosa nel Pugno la smetta di propinarci simili argomentazioni demagogiche, non vogliamo e non possiamo essere le mamme e i papà degli emigrati. Molti cittadini italiani sono pronti a pagare processi e quant’altro per ottenere un minimo di rispetto dell’etica di base anche dagli extracomunitari emigrati. Per favore, fateglielo sapere.
Suela Accardi, Bruxelles

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Se restiamo su un piano formale la signora Accardi, e purtroppo anche alcuni parlamentari dell’Unione, ha perfettamente ragione. Ci resta qualche dubbio lo stesso però, perché è quanto meno bizzarro un Paese dove si concede l’indulto a chi ha rubato anche nei conto correnti dei morti e poi si usa il pugno di ferro con le famiglie immigrate che pensavano di poter beneficiare di un contributo che lo Stato ha concesso a sostegno delle nascite. Non viene il dubbio che l’ingiustizia nasca proprio da un provvedimento quanto meno discutibile?
Allora un atto di clemenza, se così si può chiamare, ci farebbe uscire da una situazione che è nata male e che ci costerebbe molto sia in termini economici che sociali.
Marco Giovannelli

Suela Accardi, Bruxelles

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