L’Indulto non serva per fare “cortesie”
22 Luglio 2006
La battaglia contro la corruzione, nel nostro Paese, non permette tregua; pensavamo che certi problemi fossero legati alla parte politica che ha perso le elezioni ed oggi verifichiamo, in modo palese, che si verificano delle situazioni che legittimano il sospetto che non sia cosi.
Noi dell’Italia dei Valori non ci opponiamo all’Indulto in linea di principio ma non accettiamo che sia esteso a reati legati alla corruzione, alle tangenti o al falso in bilancio.
Riteniamo offensivo, nei confronti dell’intelligenza degli Italiani, voler far credere che l’intento sia quello di svuotare le carceri quando in realtà si vuole impedire di farle occupare a chi dovrebbe entrarci con giusta ragione.
Far passare in secondo piano argomenti che sono prioritari per il futuro del Paese per permettere che ci siano persone che risolvano, in modo definitivo, i loro problemi personali con la giustizia, se lo si può ritenere legittimo da parte di coloro che ne debbono trarre un vantaggio è incomprensibile che sia preso in considerazione da coloro che dovrebbero privilegiare l’interesse pubblico.
Il sospetto che l’Indulto diventi strumento per avviare un mercato di scambio di “cortesie” diventa legittimo e quindi noi dell’Italia dei Valori non possiamo rimanere passivi a una tale possibile indecenza.
Senso di responsabilità impone che si impedisca che il Ministro Di Pietro si debba dimettere per ricordare che la Questione Morale, per noi dell’Italia dei Valori, non è stato uno “slogan” elettorale ma è una linea di principio imprescindibile per il risanamento delle Istituzioni e per ridare loro la credibilità che gli è dovuta e che il malcostume ha messo in discussione da Tangentopoli in avanti.



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