Garantismo non vuol dire rendere lecita l’illegalità
29 Settembre 2005
Egr. Direttore,
Essere garantisti non significa lodare il fatto che un colpevole riesca a non rispondere dei suoi reati grazie a stratagemmi che gli permettono di sottrarsi alle sue responsabilità, questo è il grande equivoco che a mio parere si sta evolvendo intorno alla parola garantismo. Personalmente sono convinto che sino a quando non si è in grado di dimostrare la colpevolezza di un cittadino tutti lo debbano ritenere innocente, ma ritenere che un cittadino è innocente solo grazie al fatto che ha saputo imbrogliare le carte, quando dati oggettivi dimostrano l’esatto contrario, non vuol dire essere garantisti ma complici.
Innocente è colui che non commette il reato non chi la fa franca, questo è il punto di partenza per un vero garantismo che sappia tutelare anche i più deboli che non godono di “santi in paradiso”.
Sono veramente sconcertato dai molti uomini politici che si riempiono la bocca con la parola “garantismo” e poi non disdicono la compagnia di persone che hanno condanne già passate in giudicato e, anzi, sono pronti a farli candidare nel loro partito, quasi fosse un onore, per un politico, aver sporcato la propria fedina penale. Tutto quello di cui un cittadino normale si vergogna in polita sta diventando lecito e corretto, questo è il rischio culturale che si corre se non si ha il coraggio di opporsi con forza a questo tentativo di far diventare l’ambiente della politica un’area protetta in cui vi possono trovare rifugio tutti mascalzoni che riescono a sfuggire alle maglie della giustizia grazie ai loro soldi e alla complicità di una classe politica che, per il potere, è disposta a vendere tutto anche la sua dignità e quella di coloro che la sostengono.
Ringrazio per la cortese attenzione.



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